Roberto Schezen

13 marzo – 16 maggio 2004

La mostra, a cura di Paolo Colombo, si inserisce nel percorso che costituisce la linea curatoriale con cui MAXXI sta definendo le sue collezioni. Fondamentale è l’esigenza di interpretare e rappresentare sia il contesto artistico italiano sia quello internazionale non in maniera enciclopedica, bensì attraverso la tematizzazione e la scelta coerente di gruppi di opere e artisti rappresentativi delle tendenze della cultura presenti nell’arte nazionale e internazionale del nostro tempo.

L’esposizione comprende 12 fotografie dalle serie Atleti dello Stadio dei Marmi e Palazzo della Civiltà Romana ed una selezione di libri a cui l’artista ha collaborato.

Le fotografie in b/n della serie Atleti dello Stadio dei Marmi (1996-1997), ritraggono le statue degli atleti in marmo bianco che adornano lo Stadio dei Marmi, donate da 60 province italiane per rappresentare l’ideale di vigoria e forza fisica celebrato dal regime fascista (lo Stadio dei Marmi, inscritto all’interno del complesso del Foro Italico a Roma, fu costruito nel 1932 dall’architetto Enrico Del Debbio su commissione di Mussolini).

Le fotografie in b/n delle serie Palazzo della Civiltà Romana (1996-1997), rappresentano invece le statue che si trovano a Roma EUR presso l’omonimo edificio (progettato da Pietro Aschieri, Cesare Pascoletti, Enrico Peressutti e voluto da Mussolini per l’Esposizione Universale del 1942).

Schezen, attratto dalle statue che adornano i due edifici, sceglie angolature e punti d’osservazione ravvicinati che fanno apparire i soggetti ritratti come divinità scese dal cielo.
Focalizzando la sua attenzione su insoliti dettagli, cattura le statue nelle loro pose più animate, riportandole in vita attraverso frammenti di immagini. Spesso si sofferma sui tratti salienti del volto: dei boccoli, un naso aquilino, delle labbra carnose. In altri casi, rivolge il suo obbiettivo su quegli elementi che sottolineano la forza fisica degli atleti, come le mani di un pugile appoggiate sui fianchi o la cintura di un guerriero stretta tra l’addome e le cosce.
Nelle sue fotografie, la superficie venata e tramata del marmo è resa allo spettatore quale la pelle e le vene di un corpo vivo. Delineando in modo enfatico i contorni e le superfici delle sculture, l’artista evidenzia la loro mirabile esecuzione.

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