Rosmarie Trockel Menopause

Menopause” e “Post-Menopause” sono rispettivamente il titolo della mostra e il titolo del catalogo che accompagnano la mostra di Rosemarie Trockel prima al Museum Ludwig di Colonia e ora al MAXXI di Roma.
La scelta dei titoli operata dall’artista è già di per sé una chiara edevidente allusione al trascorrere della vita, alla transizione da una condizione esistenziale all’altra. È un esplicito riferimento ad un momento cruciale dell’esistenza di ogni donna, a quel momento che divide l’esistenza femminile in un “prima” e un “dopo”. Per Rosemarie Trockel, Menopause significa metafora della vita matura, metafora di quel momento dell’esistenza in cui ci si trova in una sorta di ideale osservatorio da cui è possibile guardare retrospettivamente, con lucidità e precisione, tutta la propria esistenza ed il proprio percorso artistico per tutta l’estensione e la durata del suo ciclo di fertilità.
La mostra “Menopause” si sviluppa a partire da gruppi di opere che coincidono con i due cardini principali che sorreggono tutto il lavoro dell’artista: il corpo di lavori costituito dalle opere lavorate a maglia, di cui questo catalogo offre anche un elenco ragionato, e una serie di sculture “da camera” di piccole dimensioni che costituiscono un compendio delle varie e multiformi direzioni in cui si è sviluppato il lavoro dell’artista dal 1983 ad oggi.

Le opere,largamente conosciute come “lavori a maglia”, iniziati nel 1985 e realizzati con costanza e continuità negli ultimi 21 anni, offrono le più diverse, complesse e articolate letture. Possono, ad esempio, evocare un’analisi della produzione industriale contrapposta a quella artigianale così come tutta la tradizione e le implicazioni storico-sociali legate all’esecuzione manuale degli oggetti. L’origine di questa serie di opere è nel disegno elaborato graficamente al computer che successivamente viene trasferito su telaio industriale per l’effettiva tessitura.
Con queste opere, Rosemarie Trockel ripercorre,forse anche con una certa ironia, pratiche artistiche minimali mediante tecniche ascrivibili all’universo femminile anticipando così, in qualche modo, alcuni contenuti espressi da quello che, nell’ambito della critica femminista, è considerato un saggio oggetto di culto: “Minimalism and the Rhetoric of Power” di Anna Chave. [1] I lavori a maglia di Rosemarie Trockel possono altresì essere fortemente ricondotti all’esperienza artistica concettuale, come per esempio alle riedizioni a maglia delle macchie Rohrschach, oppure riallacciarsi ad una visione decorativa dell’arte, indirizzata ad un pubblico vasto e anonimo, con la riproduzione in serie di loghi e simboli, come la falce e il martello, il coniglietto icona della rivista Playboy o il marchio della pura lana vergine che, a sua volta, riprende un altro tema ricorrente nell’arte concettuale: la tautologia.
A proposito del concepimento delle opere a maglia, nel corso di un’intervista con Isabel Graw, Rosemarie Trockel afferma: “Negli anni 70 c’erano molte discutibili mostre d’arte di artiste donne, soprattutto sul tema della casa. Ho cercato di portare la lana, considerata un materiale femminile, al di fuori da questo contesto e di rielaborarla in un processo produttivo neutrale. Quel semplice esperimento divenne il mio marchio di fabbrica, cosa che realmente non volevo”. [2]

Il secondo nucleo di lavori in mostra consiste in una serie di piccole sculture presentate all’interno di teche costruite appositamente per le esposizioni al Museum Ludwig e al MAXXI. Si tratta di una pratica di allestimento che trova similitudini nei Cabinet de Curiosités tipici del museo settecentesco, ovvero vetrine per la collezione e la conservazione di reperti storico-antropologici il cui scopo era di illustrare attività legate a una ritualità lontana e sconosciuta e descrivere, attraverso le poche o molte tracce pervenuteci, un’anima e una sensibilità attuale e immaginifica.
Gli oggetti che Rosemarie Trockel ci presenta nelle sue teche fanno riferimento al ruolo del corpo, alla rappresentazione sociale dei generi, alle teorie imposte dalla società sull’identità sessuale e hanno la caratteristica di essere costituiti dai più disparati materiali di uso quotidiano come gesso, legno, stoffa e molti altri comunemente associati all’universo domestico. Con allusioni sia a quella che solitamente si definisce “cultura alta” che a quella “bassa”, visiva e popolare e ricorrendospesso a icone del mondo del cinema come Brigitte Bardot o a immagini dal mondo animale, Rosemarie Trockel si interroga sulla condizione umana, sul ruolo della donna all’interno della nostra società così come sul ruolo dell’artista e sulla natura del mondo animale (“ogni animale è un artista”, eco ironica al dettato di Joseph Beuys: “Jeder Menschist ein Künstler – ogni uomo è un artista”).
A questa serie di sculture, e con simile intento archiviale, si accostano una serie di progetti per libri e quaderni eseguiti tra il 1985 e il 1995, in cui ilcompito di descrivere il mondo emotivo, i dubbi, le considerazioni dell’artista viene affidato alla parola scritta ed al disegno. Come indicato dalla scritta che appare nell’opera che a Roma annuncia la mostra di Rosemarie Trockel “Menopause” [3], è dello spettatore il compito di guardare indietro e di seguire l’esortazione Stell dir vor(“Immaginati!”).
Paolo Colombo, Curatore MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
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[1] «Arts Magazine», New York, gennaio 1990.
[2] «Artforum», New York,marzo 2003. “In the 1970′s, there were a lot of questionable women’s exhibitions, mostly on the theme of house and home. I tried to take wool, which was viewed as a woman’s material, out of this context and to rework it in a neutral process of production. That simple experiment grew into my trade mark, which I really did not want.”
[3] Rosemarie Trockel, Stell dir vor, 2002, Collezione privata.