Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies


 

Una selezione delle opere in mostra

Mesopotamian Dramaturgies / Dome, 2009
Videoinstallazione, dimensioni variabili, 14’ 40’’

Dome è una grande proiezione video a soffitto che rimanda ai dipinti delle volte delle chiese cattoliche. Sospesi nel cielo come angeli moderni, giovani e ammiccanti provinciali turchi nei loro abiti di tutti i giorni esibiscono telefoni cellulari e altri simboli del progresso.

Kutlug Ataman, Column e Dome, 2009
Veduta delle installazioni al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010
Kutlug Ataman, Dome, 2009
Still video
Courtesy: the artist

 

Mesopotamian Dramaturgies / Column, 2009
Videoinstallazione, dimensioni variabili 

Ispirato alla Colonna Traiana di Roma, Column è un lavoro costituito da vecchi televisori installati in una spirale ascendente che allude alla forma in cui si susseguono i rilievi nel monumento romano, celebrativo delle vittorie imperiali in Dacia.

Column, però, non parla dei vincitori ma dei vinti, rappresentati dai cittadini della Turchia più remota ritratti mentre guardano muti verso la telecamera, impossibilitati a far sentire la loro voce, a esprimere le loro storie.

Veduta della videoinstallazione al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010


 

Mesopotamian Dramaturgies / English As A Second Language, 2009
Video installazione a due canali, dimensioni variabili, 54’ 48’’(sinistra) 59’ 10’’ (destra)
English As a Second Language si riferisce all’uso dell’inglese come lingua franca della modernità che, anziché accrescere le possibilità di comprensione reciproca, spesso conduce a una perdita di senso della comunicazione.

Nel video, due giovani turchi leggono a voce alta senza capirli i versi nonsense del poeta inglese Edward Lear. L’incomprensibilità del testo, di difficile interpretazione anche per le persone di madrelingua, rende ancor più evidente l’illusoria universalità della globalizzazione.

Kutlug Ataman, Still video
da English as a Second Language, 2009
Courtesy the artist
Veduta della videoinstallazione al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010

 

Mesopotamian Dramaturgies / Strange Space, 2009
Proiezione video in box di legno, cm 150 x 400 x 258, 20’ 15’’ 

Strange Space è la registrazione di una performance in cui l’artista attraversa una vasta e desolata pianura desertica a piedi nudi e con gli occhi bendati.

Ispirata a Layla e Majnun, una legenda nota in tutto il mondo islamico in cui l’eroe, accecato dall’amore vaga nel deserto alla ricerca della donna amata, l’opera utilizza l’antico tema narrativo come metafora del rapporto irrisolto tra il mondo “arcaico” e quello “moderno”, della loro reciproca attrazione e del trauma causato dal loro incontro.

Kutlug Ataman
Still video da Strange Space, 2009
Courtesy the artist