Premio Italia Arte Contemporanea 2010

> Rosa Barba/ Agrigento 1972
> Rossella Biscotti/ Molfetta 1978
> Gianluca e Massimiliano De Serio/ Torino 1978
> Piero Golia/ Napoli 1974

 

ROSA BARBA

The Hidden Conference: about the discontinuous history of things we see and don’t see, 2010
11’, 35mm, audio digitale ottico
Private Tableaux, 2010
7’, 16mm, audio digitale ottico
Invisible Act, 2010
loop, 16mm, sfera d’argento, celluloide

The Hidden Conference: about the discontinuous history of things we see and don’t see nasce dalla riflessione condotta da Rosa Barba sulla conservazione delle opere d’arte nei depositi di alcuni musei di scultura antica e moderna. Questo è il primo capitolo di un lavoro di ricerca incentrato sul tema dei depositi e degli archivi legati ai beni culturali. L’artista crea un dialogo immaginario tra le opere nella loro condizione di silenziosa convivenza nei luoghi in cui esse sono custodite.
Private Tableaux trae spunto dagli studi condotti negli anni da numerosi professionisti e ingegneri che hanno esaminato la stabilità delle architetture sotterranee. Attraverso i disegni, realizzati dagli scienziati per ragioni di studio, emergono di volta in volta tutte le difformità evidenti sulle pareti, sino a diventare l’involontaria rappresentazione di una storia parallela, dove una densa diffusione di segni occupa l’intero volume dello spazio.
Invisible Act è un’installazione scultorea, costituita da un’immagine proiettata e un linguaggio evocato, da un oggetto materiale e uno immaginifico, composti all’interno di un dialogo fatto di contrasti e combinazioni. L’opera indaga il documento non soltanto come dato oggettivo ma anche come momento di riflessione – quest’ultima non mera traduzione bensì trasposizione continua del materiale nell’immagine e viceversa.
Courtesy the artist, Gallery Giò Marconi, Milano; Carlier Gebauer, Berlino

ROSSELLA BISCOTTI

Il Processo, 2010-2011
installazione sonora, 8 h, loop; calchi in cemento armato; performance  Aula Bunker del Foro Italico, ex Corte d’Assise di Roma

Il progetto di Rossella Biscotti è legato a una ricerca condotta negli spazi del Foro Italico e ai movimenti di lotta avvenuti in Italia durante gli anni Settanta. L’artista ha analizzato sia le trasformazioni architettoniche, sia quelle funzionali legate allo spazio dell’ex Aula Bunker, Casa della Scherma a Roma. Questo luogo, disegnato da Luigi Moretti, è preso in esame per i suoi mutamenti – da edificio sportivo di epoca fascista ad Aula Bunker di alcuni tra i più importanti processi politici avvenuti tra gli anni Settanta e Ottanta. Prendendo le mosse dal processo conosciuto come “7 aprile”, contro numerosi esponenti dell’area dell’Autonomia Operaia, l’artista mette in scena un’archeologia fatti di frammenti: calchi in cemento armato di particolari delle superfetazioni architettoniche (gabbie degli imputati, celle, microfoni, sistemi di sicurezza); l’installazione audio nel corpo scala che riporta trascrizioni, registrazioni e ricostruzioni del processo e, infine, la serie di performance realizzate nell’ex aula bunker.

GIANLUCA E MASSIMILIANO DE SERIO

Stanze, 2010
HD, 58’

Stanze è una “catena poetica”, che riprende, attualizzandola, la tradizione orale somala, in cui la poesia era lo strumento di dibattito pubblico e politico del paese. Il film è interpretato da alcuni giovani rifugiati politici somali a Torino, all’interno di quella che è stata la loro ultima “casa”: la caserma La Marmora di via Asti, una vera e propria centrifuga della storia italiana. Fondata durante il primo periodo coloniale italiano nel corno d’Africa, la caserma è poi diventata sede, durante il fascismo, della Guardia Nazionale Repubblicana, e qui si sono consumate torture e fucilazioni dei partigiani prigionieri. Il processo del 1946 ha condannato diversi imputati fascisti che operavano in via Asti, che hanno però goduto di amnistia. Oggi la caserma è stata luogo di accoglienza dei rifugiati politici somali, protagonisti di Stanze.
Grazie al contributo di Suad Omar, scrittrice e mediatrice culturale, ha inizio un lavoro collettivo, in cui i soggetti interpretano in versi la propria storia, la condizione di sradicamento a cui sono costretti e l’inadeguatezza del nostro Paese ad accogliere i rifugiati. Gradualmente, arrivano ad interpretare gli stralci del processo del ‘46 recuperati dopo un lungo lavoro di ricerca.

Il film inizia ogni ora a partire dalle 11.00, secondo gli orari di apertura del museo.

Credits: Photography and Camera Operator: Mario Amura; RED Assistant: Marco Pasini; Operator’s Assistant: Paolo Benitti, Gabriele Gallareto; Live Audio Recording: Daniele Turi and Alessio; Video Editing: Carlo Cagnasso Sound Design: minus (minusandplus.net); RED: Technovision Rome; Colour Correction: Marco Fantozzi. CAST: Suad Omar Sheikh Esahaq; Abdullahi Ahmed Abdullahi ; Adnan Mohamed Abdi; Abdulaziz Ali Hassan; Farhan Ahmed Mohamed; Ahmed Mohamud; Jinow Ahmed.

PIERO GOLIA

Untitled (Carpet), 2002- 2006
vernice spray
Oh my God That’s so Awesome (Monkey Picture), 2009
foto stampata su PVC
On the Edge (Sulla cresta dell’onda), 2000
palma

Piero Golia prende in esame il tema del rapporto esistente tra istituzione museale e pubblico, tra spazio espositivo e opera d’arte, tra visibile e invisibile attraverso un’installazione costituita da tre elementi: una freccia di grandi dimensioni sul tetto dell’edificio di fronte, la gigantesca immagine di una scimmia pensata per essere installata sul fianco del palazzo visibile dalla grande vetrata e una palma nel piazzale alberato del Museo. Ogni parte dell’installazione rinvia all’altra, in un dialogo circolare che connette l’opera e i suoi singoli aspetti all’esperienza artistica dell’artista. L’immagine della scimmia dimensionata su di una scala urbana e architettonica è ora costretta all’interno della sala espositiva. Le tre opere creano un confronto diretto con la scala e la dimensione del museo, con i suoi spazi interni ed esterni, tra arte e architettura. Proponendo un percorso ideale che attraversa l’ultimo decennio della carriera dell’artista, rappresentata dalle tre opere in mostra, il progetto invita ad una riflessione sulla funzione del museo e l’istituzionalizzazione dell’opera d’arte.