Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida. Roma. Ingegno e costruzione


Il PALAZZETTO DELLO SPORT AL FLAMINIO
Roma, 1954-1957, con Annibale Vitellozzi

Il Palazzetto dello Sport, prima fra le strutture per le Olimpiadi ad essere completata, rappresenta più di ogni altra opera della lunga carriera di Nervi, il successo statico, economico, architettonico del suo originale sistema costruttivo: costato appena 200 milioni di lire, realizzato in poco più di un anno, celebrato da tutte le riviste tecniche e architettoniche del mondo, vale al progettista alcuni dei più prestigiosi riconoscimenti in campo internazionale.
Il Coni, già prima delle Olimpiadi, affida ad Annibale Vitellozzi l’incarico di realizzare un prototipo di impianto sportivo da proporre identico in più città d’Italia. Subito Nervi è chiamato a trovare una soluzione strutturale per la copertura di grande luce. Il progetto elaborato è essenziale: una cupola ribassata a pianta circolare, di 60 metri di diametro, sollevata su 36 cavalletti radiali inclinati. La calotta, perfettamente liscia all’esterno, all’interno si anima in un ricamo di nervature incrociate a disegnare grandi rombi, che si rincorrono in un effetto ottico di grande suggestione.
Ottenuti i Giochi per Roma nel 1955, se ne decide la costruzione nel quartiere Flaminio e il cantiere è affidato alla Ingg. Nervi e Bartoli il 21 luglio 1956. La struttura è completata in appena sette mesi. Il 1 ottobre 1957 il Palazzetto viene inaugurato.

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PALAZZO DELLO SPORT
Roma, 1954-1960, con Marcello Piacentini, coll.: Ezio Cosolo e Annibale Vitellozzi

Nell’impianto dell’Eur, il più importante realizzato per le Olimpiadi, Nervi concentra tutte le sue invenzioni strutturali, in una composizione sorprendente. Ai progettisti Marcello Piacentini e Pier Luigi Nervi si rivolge il Coni, già nel 1954, per disegnare il grande impianto, con una copertura di 100 metri di luce.
Nervi modella una gigantesca cupola increspata da 144 onde di ferrocemento. La struttura, che prevede anche solai a nervature isostatiche, plasma tutta l’architettura interna. La retorica facciata perimetrale, disegnata inizialmente dall’anziano architetto, di versione in versione si smaterializza in una moderna vetrata continua, che lascia trasparire le originali scale a dinosauro e gli intrecci dei tavelloni romboidali dei sottotribune.
Il progetto di massima viene approvato a maggio del 1957. Il cantiere inizia il 2 dicembre 1957, e le strutture sono completate in poco più di un anno, all’inizio di aprile del 1959, applicando il Sistema Nervi. Sulle pendici della collina si accumulano, infatti, i pezzi prefabbricati in ferrocemento (1008 conci d’onda per la cupola, 144 pieghe di ventagli, 1440 gradinate, 1824 tavelloni romboidali), via via montati non appena sono pronte le strutture in opera. L’operazione finale è l’assemblaggio dei conci d’onda della cupola, che impegna circa tre mesi.

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LO STADIO FLAMINIO
Roma 1956 – 1959, con Antonio Nervi

Realizzato sullo stesso perimetro del preesistente Stadio Nazionale, poi Torino, progettato da Marcello Piacentini nel 1911, il nuovo impianto viene affidato alla Ingg. Nervi e Bartoli a seguito di un appalto concorso aggiudicato ad aprile del 1957.
Lo Stadio, da 50.000 posti di cui più della metà in piedi, è concepito con grande rigore: un anello di gradinate circonda il campo da gioco e funziona anche come copertura inclinata per i suggestivi spazi sottostanti, che accolgono 5 palestre, una piscina e tutti i servizi. La pensilina, che copre il rettifilo della tribuna d’onore, è un capolavoro geometrico-costruttivo: la sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera, per effetto dell’elegante superficie rigata.
Il cantiere comincia il 10 luglio 1957. I lavori durano solo 500 giorni, applicando il Sistema Nervi. Mentre sul sito si realizzano i pali di fondazione e si gettano in opera i telai – sfruttando sempre le stesse casseforme adattate in altezza -, a fianco, in parallelo, si organizza il cantiere di prefabbricazione dei gradoni e dei conoidi della pensilina, che sforna migliaia di pezzi (di media 35 al giorno). Il 18 marzo 1959 l’opera è inaugurata ufficialmente, con la partita di calcio dilettantistico Italia – Olanda.

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IL VIADOTTO DI CORSO FRANCIA

Roma 1958-1960, con Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti

Il Viadotto è l’ultimo episodio dell’avventura olimpica di Nervi e anche una delle poche infrastrutture viarie realizzate dall’ingegnere. La struttura solleva il traffico veloce ripristinando a terra la continuità tra le due parti del Villaggio destinato agli atleti. Le pile e l’intradosso del viadotto divengono quindi parte integrante nella composizione architettonica del quartiere, definendo una passeggiata coperta, attrezzata nelle previsioni iniziali con negozi. Se il tracciato e l’impostazione generale sono frutto di un lavoro collettivo di progettazione, la definizione esecutiva della struttura è certamente opera di Nervi.
La sequenza prospettica delle pile crea un gioco plastico e di luce per effetto dell’adozione di una delle soluzioni statiche del Sistema Nervi: il pilastro a sagoma variabile. Sulle mensole che sbalzano simmetricamente dal pilastro, si appoggiano le travi longitudinali sagomate a V, realizzate di ferrocemento, preparate a terra – 4 al giorno – nel consueto cantiere di prefabbricazione parallelo al cantiere in opera.