4 marzo - 15 agosto 2011
Galleria 2 e 3
in collaborazione con Philadelphia Museum of Art
a cura di Carlos Basualdo
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Prime opere Pistoletto si avvicina per la prima volta all'arte a quattordici anni, lavorando con suo padre, restauratore di dipinti. Nel 1953, mentre studia con Armando Testa, fondatore della più importante scuola di grafica pubblicitaria italiana dell'epoca, ha la possibilità di conoscere i recenti sviluppi dell'arte europea e americana. Attraverso una costante sperimentazione sulla rifinitura dei propri dipinti, arriva a realizzare delle superfici di colore, uniformi e riflettenti allo stesso tempo. In una di queste superfici, Pistoletto riconosce i riflessi della propria immagine, fondendo la sua realtà con quella del dipingere nell'istante del riflesso. Michelangelo Pistoletto, Autoritratto oro 1960 Collezione dell’artista - Foto: Paolo Pellion di Persano |
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Quadri specchianti Pistoletto sviluppa in pieno il potenziale dell'immagine che si specchia nei suoi famosi Quadri specchianti iniziati nel 1962. Realizzati con lastre di acciaio inox lucidate a specchio, queste opere proiettano verso l'esterno la forza delle ricerche di Pistoletto. La staticità delle figure e degli oggetti in primo piano, contrasta con la realtà che si riflette nell’opera, creando uno spazio intermedio di confronto e interazione, esperienza momentanea che porta con sé la consapevolezza del passaggio del tempo. Donna seduta di spalle, 1963–64 The Sonnabend Collection |
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I Plexiglass Le opere di Pistoletto in plexiglass proseguono la sua ricerca sulla natura dell’artificio e sullo spazio approfondendo la relazione tra simulacro, rappresentazione e spazio reale. Pistoletto riflette sulla possibilità che l’idea influenzi la pratica artistica dichiarando in un testo pubblicato sul catalogo della mostra alla Galleria Sperone: “Una “cosa” non è arte; l'idea espressa della stessa “cosa” può esserlo.” L'approccio mentale di Pistoletto anticipa l'arte concettuale, che sarebbe venuta alla ribalta negli anni Sessanta. Michelangelo Pistoletto, Pila di dischi. 1964 Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella - Foto: Paolo Pellion di Persano |
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Oggetti in meno Gli Oggetti in Meno di Pistoletto rappresentano sia un gioiosa rappresentazione dell’originalità e della creatività che un deliberato rifiuto della ripetizione dell'uniformità stilistica. Attraverso tecniche e significati differenti, ognuno di questi lavori ha al suo interno le risposte, momentanee e mutevoli, al proprio contesto di appartenenza, come fossero una forma di liberazione dell'identità artistica. Nel 1966, Pistoletto dichiara: “(...) non sono costruzioni ma liberazioni - io non li considero oggetti in più ma oggetti in meno (...)”.La libertà creativa degli Oggetti in Meno e il carattere interattivo e relazionale di molte di queste opere anticipano lo spirito e diversi aspetti fondamentali del movimento dell'Arte Povera che sarebbe emerso in Italia nel 1967. Michelangelo Pistoletto, Rosa bruciata, 1965 (Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella) © Michelangelo Pistoletto - Foto: Paolo Bressano |
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Luci e riflessi Il 22 dicembre 1967 alla Galleria Sperone di Torino, si mette in atto una riflessione artistica sui confini tra arte e vita nel lavoro di Pistoletto. Al momento dell’inaugurazione, in mostra è presente solo Pietra Miliare, una scultura costituita da un vero paracarro che, collocato al centro della galleria e con la sua data di realizzazione “1967” scolpita sulla sommità, si pone come riflessione sul tempo e sullo spazio. Successivamente l’artista riempie la galleria Sperone con opere che enfatizzano l’idea di cambiamento e contingenza attraverso i riflessi generati dal Mylar, dalla luci tremolanti di candele e da lampadine appese. Al centro di questa galleria, il punto fisso indicato dalla forma di Pietra Miliare testimonia l’evanescenza delle luci e delle immagini riflesse che lo circondano. Michelangelo Pistoletto, Quadro di fili elettrici, 1967 MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Foto: Patrizia Tocci |
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Stracci La realizzazione della serie Stracci e le performance sono ricerche condotte in parallelo da Pistoletto e trovano un momento di unione nel 1968, in occasione della mostra collettiva “Arte Povera + Azioni Povere” ad Amalfi. Arrivato con il suo gruppo teatrale, Lo Zoo, agli Arsenali dell'Antica Repubblica, luogo in cui si tiene la mostra, crea un'istallazione estemporanea distribuendo degli stracci che aveva con sé tra le rovine romane, per: “decorare gli oggetti romani (…) e in questa maniera creare la mia piccola scenografia. Avevo allestito il mio piccolo teatro”. Questi stessi stracci, precedentemente usati da Pistoletto per lucidare i suoi Quadri specchianti, superano la loro funzione originaria per diventare oggetti d'arte. Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967 Cittadellarte – Fondazione Pistoletto. Foto: Paolo Pellion di Persano |
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Azioni, Performance, Lo Zoo Con l' “Apertura dello Studio” di Pistoletto, nell'inverno 1967-68, questo spazio diventa un luogo d'incontro per pensatori – tra cui poeti, musicisti e artisti visivi - alcuni dei quali si uniscono a lui per formare un gruppo di lavoro: Lo Zoo. Il nome Lo Zoo, gruppo di teatro di strada e di performance itineranti, e la sua ragion d’essere, nascono da un commento dell'attore Carlo Colnaghi, che paragona la sua condizione di artista a quella di un leone in gabbia. Lo Zoo vuole evadere da quella gabbia – intesa come posizione limitante ed isolata della mente creativa all'interno della struttura tradizionale della società - impegnandosi sia in performance organizzate, che in azioni estemporanee in teatri, gallerie d'arte e in strada. Michelangelo Pistoletto e Maria Pioppi durante la performance Le trombe del giudizio, nel cortile dello studio dell’artista in via Reymond a Torino, 1968 - Foto: Paolo Bressano |