Abati, Andrea

Punti focali del lavoro di Andrea Abati (Prato, 1952) sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’attenzione al mutamento del tessuto sociale e l’osservazione della natura antropizzata. Paesaggi che l’autore interpreta come un insieme di segni e di tentativi dell’essere umano di trovare un equilibrio tra il naturale, la mente e l’anima, utilizzando la fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il Sé e il mondo. Un approccio che lo ha portato spesso ad affrontare temi sociali come l’infanzia abbandonata, il disagio mentale, l’immigrazione, attraverso un linguaggio che si è fatto, negli anni, sempre meno costruito e più (apparentemente) semplice, persino imperfetto. «Non mi interessa più sorprendere con immagini emblematiche. L’importanza non è nella tecnica ma nel pensiero, in tutto ciò che sta prima e dopo la costruzione dell’immagine».
In quest’ottica si pone l’installazione realizzata per atlante italiano007: una serie di fotografie di piccolo formato ripropongono quella stessa frammentarietà di sguardo che costituisce il nostro modo di vedere la realtà, ricordandoci che l’abitudine è il primo ostacolo verso la consapevolezza di ciò che ci circonda.