Biasucci, Antonio

Nella fotografia di Antonio Biasucci (Dragoni, CE 1961) la Campania è un microcosmo rivelatore, un serbatoio di immagini che alludono alle complesse strutture della memoria e della tradizione, una ricerca attraverso luoghi familiari allo scopo di oltrepassarli, spogliandoli dei caratteri soggettivi. Le immagini frantumano i confini delle cose note per fissarsi in un dominio che è sempre “altrove”, un territorio circondato da strani silenzi, forse anche da volontarie freddezze. «E’ un tacere molto forte, molto antico, quello che Biasiucci poeticamente indica, con fotografie piene di ritrosia, che vorremmo definire in bilico sulla realtà. E vi è, in questo ritrarsi, qualcosa di irrisolto».
Una realtà che genera interrogativi; ipotesi che la fotografia strappa alla latenza e il bianco e nero isola nello spazio come silhouette. «Sono un fautore del luogo circoscritto, convintissimo che si possa esprimere tutto in un piccolo spazio, dove sei concentrato su pochi elementi con i quali avvii un dialogo-confronto (…). Man mano trasformo il luogo circoscritto in una “zona”, in qualcosa che ha anche una forte connotazione psicologica».
Nelle fotografie per Cantiere d’autore, non ci sono visioni d’insieme: lo sguardo è ravvicinato, puntato su oggetti e materiali del cantiere – ferri, teli, polistirolo – che attraverso la visionarietà di Biasiucci si trasfigurano, acquisiscono vita e memoria, rimandando ad un tempo passato piuttosto che ad un imminente futuro.