Chiaramonte, Giovanni

Studiare i mutamenti dell’ambiente non significa esattamente inseguire delle tracce, ma scegliere punti d’osservazione efficaci; luoghi che per l’intrinseca espressività costituiscono il correlativo degli stati d’animo. In questo senso, nel lavoro di Giovanni Chiaramonte (Varese, 1948) – fotografo, scrittore, critico, editore, insegnante – è possibile parlare di visioni, di paesaggi e architetture che vivono nella sensazione. Immagini che solo marginalmente svolgono funzioni didascaliche mentre setacciano e delimitano un possibile dominio dello sguardo dove l’esplorazione del paesaggio, del rapporto stesso tra natura e architettura diventa indagine del rapporto tra spazio e identità dell’uomo. Quel che dovrà emergere allora, è l’elemento “affettivo” del guardare, il rapporto cioè tra la realtà e la disposizione dell’animo.
Questa espressività del paesaggio, sempre più interiorizzato e concentrato, sembra attivata, come un diapason, dall’intensa spiritualità e dall’inquietudine esistenziale che caratterizza tutto il lavoro di Chiaramonte.