Fossati, Vittore

Partecipe dalla fine degli anni ’70 degli sviluppi della fotografia italiana – come autore e come gallerista – Vittore Fossati (Alessandria, 1954) si inserisce in quella generazione di autori che, consapevoli delle mutate sembianze del paesaggio, ne hanno profondamente rinnovato la rappresentazione, dando continuità alla cosiddetta “scuola ghirriana”.
Componente essenziale di questa persistenza è “la sparizione dell’autore”, un atteggiamento che implica cioè la registrazione imparziale delle mutevoli e spesso contraddittorie sembianze del paesaggio tardo industriale, senza alcuna intenzione di indirizzarne la lettura: una visione che il fotografo consegna all’osservatore limitandosi a suggerire un possibile “atteggiamento dello sguardo” nei confronti di ciò che egli stesso ha percepito.
A ben guardare nelle fotografie di Fossati non sembra esserci nulla di casuale, tanta è la precisione geometrica e il rigore prospettico con cui inquadra il mondo. Forse nel tentativo di decifrarlo, pur senza alcuna programmatica pretesa di riuscirci. “S-paesaggista”, si autodefinisce ironicamente Fossati. Tralasciando di sottolineare – perché non ama attribuirsi meriti – che il prendere coscienza dello spaesamento è forse il primo passo per ritrovare un orientamento in questo mondo complesso.