Bernadò, Jordi

L’architetto e fotografo catalano Jordi Bernadò (Lleida, 1966) utilizza la fotografia come metodo per pensare la città e l’architettura. Le sue indagini sulle grandi metropoli mettono in evidenza le contraddizioni dei paesaggi urbani nella società post-industriale, con un approccio di sottile e corrosivo umorismo.
Fondatore della casa editrice ACTAR, specializzata in architettura e arte contemporanea, Bernadò ha abbandonato presto la professione di architetto per intraprendere un percorso che rifugge da ogni semplificazione: «La mia formazione, o deformazione, è stata l’architettura. Quello con la fotografia è stato un incontro quasi casuale, ma da quel momento ho capito che mi non interessava tanto costruire fisicamente la città quanto cercare di comprenderla/complicarla, nell’osservarla. Perché comprendere una cosa fondamentalmente è complicarla: nel tentare di comprendere il mondo, lo stiamo complicando, lo stiamo arricchendo di significati. E dunque benvenuto il caos, se inteso come intensificazione dello sguardo sul mondo».
Per atlante007 Bernadò si è concesso una divagazione sul tema esplorando l’intricato sistema di simboli che fa di Roma una città a più strati, l’immagine stessa del potere. Un’impostazione simile, dato il tema generale, disorienta. Ma resta una scelta di spirito che va presa come una proposta e non come una provocazione. Forse in riferimento al ruolo che i diversi poteri rivestono nella definizione del territorio, terreno di scontro di interessi contrastanti?