Langa, Moshekwa

Nato in Sudafrica nel 1975, Moshekwa Langa si è trasferto in Europa nel 1996, quando il governo di Nelson Mandela era all’apice della sua popolarità. Quest’esilio post-apartheid, insieme con la sua educazione nella prima scuola steineriana integrata del paese, lo hanno situato nella non invidiabile posizione dell’outsider, non riconducibile a una visione idealizzata e politicamente corretta del mondo post-coloniale, né alla koiné artistica europea, suo continente d’elezione. L’arte di Moshekwa Langa ha una qualità molto vicina al “flusso di coscienza” joyciano e all’automatismo surrealista: una stratificazione di immagini e testi apparentemente incongrua che suggerisce un’intensa vita interiore e una psicologia esplosiva. Le svariate tecniche impiegate da Langa (pittura, disegno, installazione, fotografia, collage, video), di mostra in mostra, vengono rielaborate, contrapposte e assemblate in temi di risonanza personale, sia che provengano dalla cultura popolare, dalla letteratura, dalla storia dell’arte, sia che alludano a ricordi e alla memoria personale dell’artista o alla sua condizione di intellettuale africano trapiantato in Europa. Nelle sue opere, Langa tesse un complesso tessuto di associazioni e di emozioni che si distaccano dalla chiarezza e durezza dell’arte contemporanea del nord Europa (attualmente Langa vive a Amsterdam), per riproporre in chiave auto ironica i più attuali ed emergenti interrogativi sulla condizione umana, con articolate allusioni alla fragilità umana, alla sua interiorità e al suo inconscio. Attraverso quadri, disegni e video, la mostra di Langa declinerà pressanti questioni relative all’identità culturale e alla memoria individuale nel mondo contraddittorio, complesso e vitale di oggi. In questo senso si inserisce perfettamente nella filosofia del MAXXI e delle sue mostre di arte visiva, che tradizionalmente esplorano la condizione dell’individuo e del consenso umano nel mondo di oggi.