Shape your life! Progetto Alcantara® – MAXXI


31 ottobre – 18 novembre 2012
Sala Carlo Scarpa
a cura di Giulio Cappellini – Art Director Alcantara e Domitilla Dardi – Design Curator MAXXI Architettura

Ci sono luoghi dove ogni giorno trascorriamo larga parte del nostro tempo: li “abitiamo” ma non sono la nostra casa. Eppure questi spazi del quotidiano non sempre sembrano progettati per il benessere di chi li vive. Può il design intervenire per farci sentire “a casa fuori casa” ? Questa la sfida lanciata agli otto giovani designer, finalisti del concorso Shape your life!, promosso dal MAXXI Architettura e da Alcantara, nell’ambito del progetto pluriennale che vede il museo e l’azienda insieme per promuovere la ricerca e i giovani talenti del design contemporaneo.

Dopo il successo della mostra Can you imagine dello scorso anno, che aveva coinvolto 11 grandi designer internazionali chiamati a interpretare le caratteristiche di Alcantara in altrettante installazioni, ora saranno i lavori di otto designer, tutti under 35, a essere esposti al MAXXI nella mostra Shape your life!, a cura di Domitilla Dardi, Design Curator MAXXI Architettura, e Giulio Cappellini, Art Director Alcantara.
A ognuno di loro è stato affidato un ambito del nuovo abitare contemporaneo nel quale intervenire. Luoghi dove spendiamo parte della vita di tutti i giorni, sia per lavoro che per divertimento.

Così Sebastian Herkner (Germania) ha realizzato una scrivania da lavoro;  Lanzavecchia + Way (Italia & Singapore) l’abitacolo di un’automobile; Mischer’ Traxler (Austria) il sedile di un mezzo pubblico; Society of Architecture (Korea) la panchina di un parco; Matteo Zorzenoni (Italia) la postazione di un bar ristorante; Vittorio Venezia (Italia) un lettino da spiaggia; paradisiartificiali (Italia) la poltrona di un cinema o teatro; Mana Bernardes (Brasile) una postazione di lavoro.

Partendo dalla considerazione di uno stile di vita che si fa sempre più nomadico, portandoci a vivere più spesso fuori casa che non dentro le mura domestiche, la mostra si propone di interpretare i nuovi scenari dell’abitare “(con) temporaneo”, quel “fuori casa” dove si trascorre oramai la maggior parte del tempo.
Gli autori hanno pensato, ideato, immaginato degli habitat accessoriati per migliorare la qualità del tempo passato in questi scenari dell’abitare nomade. L’hanno fatto in un’ottica sostenibile, evitando di creare inutile materiale da smaltire e senza annullare ciò che già esiste. “Sono partiti proprio dalla realtà presente” – secondo i curatori – “per trasformarla attraverso le tinte forti di un design attento, sensibile sia ai bisogni funzionali sia a quelli emozionali”.