MAXXI » Eventi e mostre http://www.fondazionemaxxi.it Museo nazionale delle Arti del XXI secolo Fri, 19 Dec 2014 18:12:18 +0000 it hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.3.2 Copyright © MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo 2012 community@fondazionemaxxi.it (Fondazione Maxxi) community@fondazionemaxxi.it (Fondazione Maxxi) 1440 http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/plugins/podpress/images/powered_by_podpress.jpg MAXXI http://www.fondazionemaxxi.it 144 144 http://www.fondazionemaxxi.it/?feed=podcast Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo Fondazione Maxxi Fondazione Maxxi community@fondazionemaxxi.it no no Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/#comments Tue, 01 Jul 2014 14:29:31 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37922

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Oltre vent’anni di moda in un’esposizione che restituisce le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale.

    Una meravigliosa stagione di pura creatività italiana

    Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 non è la storia dell’alta moda, è piuttosto il tentativo di ricomporre, con il filtro dell’oggi, la complessa e cangiante immagine della moda italiana, in un racconto corale fatto di tante storie esemplari che sono il tessuto che darà forma e consistenza al grande successo dell’etichetta “made in Italy”.

    Dalle creazioni spettacolari che hanno illuminato i grandi balli e i foyer dei teatri, all’eleganza trattenuta degli abiti da mezza sera; dal grafismo rigoroso del bianco e nero, all’esplosione cromatica tipica degli anni sessanta; dalle invenzioni per le attrici della Hollywood sul Tevere, agli esiti della sofisticata ricerca formale frutto delle collaborazioni fra sarti e artisti.

    A sottolineare la complicità tra arte e moda che ha profondamente segnato quegli anni, gli abiti di Emilio Schuberth e delle Sorelle Fontana, di Germana Marucelli e Mila Schön, di Sarli e Simonetta, di Capucci e Gattinoni, di Fendi, Balestra, Biki, Galitzine, Pucci e Valentino dialogano con opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Paolo Scheggi e Massimo Campigli, e ancora Carla Accardi e Giuseppe Capogrossi, testimonianza della sperimentazione e della grande vitalità creativa di un’epoca eccezionale. 

    Il dialogo con l’arte contemporanea è esaltato poi da VB74 la performance che Vanessa Beecroft ha progettato appositamente per l’inaugurazione della mostra, sul tema dell’identità femminile.

    In mostra anche le creazioni di Bulgari, il gioielliere italiano più celebre nel mondo, con una selezione di pezzi unici di grande sperimentazione e innovazione stilistica.

    Infine, oltre a importanti contributi video tratti da cinegiornali, trasmissioni televisive e cinema d'epoca, lungo il percorso di mostra gli scatti di tre grandi fotografi raccontano i paesaggi dell’alta moda italiana: Pasquale De Antonis (Teramo 1908 - Roma 2001) che mette gli abiti dell’alta moda in dialogo con la classicità della Roma antica;  Federico Garolla (Napoli 1925 - Milano 2012) che invece porta dentro le sue foto la Roma moderna, le architetture più grafiche e razionali; Ugo Mulas (Pozzolengo, Brescia 1928 - Milano 1973) che documenta l’intera evoluzione della moda italiana e ricrea una sorta di ottocentesco viaggio in Italia, fotografando le sue modelle in giro per il paese.

    Due modelli Valentino sulla scalinata dell’Archivio Centrale di Stato, foto Federico Garolla, Roma, 1958
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    L’atelier come luogo di produzione culturale diventa testimone - soprattutto nel corso degli anni sessanta - di atmosfere scandite dalla complicità fra creatori di moda e artisti. 

    L’atelier, luogo di produzione culturale

    Sono emblematici i casi di Roberto Capucci, Germana Marucelli, Mila Schön. Creatori che utilizzano il progetto dell’abito come spazio di riflessione sui linguaggi della contemporaneità e che coltivano il dialogo con gli artisti per trasformarsi in interpreti visionari delle forme del loro tempo.

    Germana Marucelli. Abito da sera, Linea Alluminio, autunno/inverno 1968-69. Paillettes su seta con motivi ideati con la collaborazione di Paolo Scheggi di cui si scorge sullo sfondo una parete dell'opera Intercamera Plastica. Archivio Germana Marucelli, Milano. Fotografia di Marcello Gobbi.
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    I completi da giorno, i tailleur, i cappottini sono l’altra faccia dell’alta moda, quella meno appariscente che ci racconta di un lusso ricercato che non ha bisogno delle occasioni uniche per manifestarsi. Sono gli oggetti che definiscono gli immaginari urbani della modernità.

    I dettagli costruttivi combinati alla qualità italiana dei tessuti, le lavorazioni artigianali che si innestano su quelle industriali, impreziosendole, sono alla base delle soluzioni formali che caratterizzano questi abiti. Il viaggio dell’alta moda è anche l’esplorazione di questo territorio, che permette ai grandi sarti italiani, fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, di mettersi in gioco e sperimentare.

    È il percorso verso l’alta moda pronta, verso il prêt-à-porter

    Ognibene-Zendman Completo da giorno in lana double face, 1967 ca. Day ensemble in wool, reversible, ca. 1967 Courtesy Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    Il ritmo cromatico manicheo che alterna bianchi e neri è il principio progettuale alla base di alcuni fra gli abiti in mostra che rappresentano le più riuscite manifestazioni dell’alta moda italiana fra gli anni cinquanta e sessanta, intesa non come luogo che celebra atmosfere elitarie, ma come eccezionale laboratorio creativo, spazio per la messa a fuoco delle poetiche dei creatori italiani.

    Essenziale e grafico...

    Bianco e nero diventano così la radiografia attraverso la quale leggere le qualità degli abiti che maggiormente sperimentano nuove soluzioni formali, lunghezze inaspettate, accostamenti inediti fra i materiali.

    Fendi Cappotto doppio petto in visone con lavorazione chevron in tre colori alternati per la parte superiore e bianco assoluto a fasce orizzontali per quella inferiore unita da una zip, autunno/inverno 1960-61 Double-breasted mink coat, with chevron patterns in three alternating colors on the top and full white horizontal bands on the lower section, connected by a zipper, autumn/winter 1960-61 Courtesy Archivio Storico Fendi
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    Fra gli anni cinquanta e sessanta il cinema italiano e le grandi produzioni internazionali si nutrono dell’alta moda romana e delle sue atmosfere. L’atelier delle Sorelle Fontana è lo scenario del film di Luciano Emmer Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), e sempre delle Sorelle Fontana sono gli abiti che sfilano nella sartoria torinese del film di Michelangelo Antonioni Le amiche (1955). Ma anche Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, e poi Valentino, Fabiani, Tiziani: sono alcuni dei nomi che si legano al glamour delle attrici della dolce vita.

    Cinecittà e Hollywood sul Tevere. Non è solo una questione di costumi...

    Le attrici italiane e quelle internazionali diventano clienti affezionate delle grandi sartorie romane; e questi creatori diventano il referente privilegiato per i guardaroba personali di icone come Ingrid Bergman, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Silvana Mangano, Kim Novak, Elizabeth Taylor.

    Ingrid Bergman indossa Gattinoni in EUROPA 51 // Gina Lollobrigida indossa gioelli Bulgari, Come September (1961) Directed by Robert Mulligan ©Universal Pictures // Anita Ekberg indossa gioelli Bulgari alla conferenza stampa del film BOCCACCIO 70, 1961
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
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    Interpretazione sartoriale dell’unicità propria delle grandi occasioni, l’abito di alta moda è lo strumento che scandisce l’incedere sul tappeto rosso, che anima i foyer dei grandi teatri la sera della prima, e i saloni dei palazzi nobiliari durante i grandi balli.

    Se fra gli anni quaranta e gli anni cinquanta i volumi esagerati degli abiti sono la superficie dove prendono vita articolati intrecci di ricami preziosi, virtuosismi dell’alto artigianato, negli anni sessanta si trasformano in sofisticate architetture dell’immaginazione, che alla decorazione sostituiscono la ricerca strutturale, tesa alla realizzazione di una costruzione quasi impossibile, perché volutamente e ossessivamente unica e irripetibile.

    Emilio Schuberth Abito da gran sera in raso di seta con decorazioni realizzate con pittura su stoffa, applicazioni e ricami in raso, velluto, tessuto e filato lamé, filo di seta e lana, appartenuto a Marcella Marotta Rossellini, 1951 | Evening gown in silk satin with decorations in painted fabric, appliqués and embroidery in satin, velvet, lamé fabric and yarn, silk thread and wool, worn by Marcella Marotta Rossellini, 1951. Courtesy Collezione privata Gabriella Lo Faro
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
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    Gli abiti da cocktail raccontano di una scansione della giornata elegante dove fanno la loro comparsa termini come tardo pomeriggio e mezza sera, occasioni mondane quasi quotidiane, meno spettacolari dei grandi eventi, ma non meno importanti nel decretare il successo o l’insuccesso del look delle signore alla moda.

    L’abito da cocktail, il palcoscenico di prova
    per le ardite sperimentazioni dei creatori italiani.

    I nomi delle linee si complicano - “a vetro soffiato”, “alternata”, “solare”, “a boule”, “a scatola”, “a stelo”. Nel corso degli anni sessanta le situazioni diventano più rilassate: fanno la loro comparsa i pantaloni, la punta delle scarpe si allarga, il tacco si abbassa e si ispessisce; a volte uno spettacolare bijoux accompagnato da un sandalo gioiello è il vero protagonista della mise.

    Simonetta Abito da cocktail in due pezzi realizzato per il department store californiano I. Magnin & Co., 1955 ca. Etichetta: Simonetta, Roma; I. Magnin & Co. Made in Italy Two-piece cocktail dress, made for the California-based department store I. Magnin & Co., ca. 1955 Label: Simonetta, Roma; I. Magnin & Co. - Made in Italy Courtesy Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    L’attrazione per l’oriente e gli esotismi si trasforma - nell’alta moda italiana - in applicazioni e ricami elaborati e preziosi: motivi floreali, arabeschi e astrazioni geometriche diventano scintillanti campiture della silhouette, posizionate su collo, polsi e orli, e arrivano a invadere l’intera superficie dell’abito.

    Ma lo splendore sontuoso non si esaurisce nella decorazione: nel 1960 il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine insieme al suo giovane collaboratore Federico Forquet, riscuote un grande successo alle manifestazioni di moda fiorentine. L’ensemble di pantalone e casacca racconta di moderne nobildonne mollemente adagiate su montagne di cuscini nei palazzi romani.

    Valentino Abito da sera in raso, linea a toga, interamente bordato con un ricamo di paillettes e strass, indossato da Jacqueline Kennedy Onassis, autunno/inverno 1967-68. One shouldered evening ensemble in satin, edged with an embroidery of sequins and rhinestones, worn by Jacqueline Kennedy Onassis, autumn/winter 1967-68. Courtesy Valentino S.p.a.
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
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    Paillettes, frange, placche in alluminio, disegni geometrici a rilievo che modulano e animano le sintetiche forme degli abiti: il luccichio metallico è emblema delle visioni del futuro, e di quell’estetica anni sessanta proiettata verso un domani alla moda raccontato così bene nel film di Elio Petri , del 1965. Gli abiti sono plasmati dalle suggestioni Pop e Op dell’arte e annunciano gli scenari siderali di di Stanley Kubrik (1968).

    È l’alta moda che si accorge dei giovanissimi...

    ...che accompagna i balli sincopati e le pose iper- grafiche delle modelle di “Vogue”, e che dai palazzi barocchi della nobiltà romana si sposta sulla pista del Piper Club e fra le scenografie in bianco e nero dei varietà in televisione. 

    Irene Galitzine Pijama palazzo da gran sera in jersey con frange di canottiglie, cristalli e perline in vetro, realizzato per il department store texano Neiman Marcus, autunno/inverno 1960-61. Etichetta: Irene Galitzine, Roma; Neiman Marcus Formal Palazzo Pyjama in jersey fringed with braiding, crystals and glass beads, made for the Texas-based department store Neiman Marcus, autumn/winter 1960-61. Label: Irene Galitzine, Roma; Neiman Marcus Courtesy Galitzine - Archivio Storico
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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015

    CONTROCANTO
    Cinema, fotografia, incontri, lezioni, talk: Controcanto è un ricco programma di approfondimento che accompagnerà la mostra per tutta la sua durata e a cui parteciperanno big della moda e talenti emergenti, designer e critici, studiosi e professionisti.

    Le storie della moda
    MAXXI Auditorium, 11.00 – 13.00 
    Sei appuntamenti per ripercorrere la grande e importante storia della moda italiana del XX e XXI secolo.
    13 dicembre: Mario Lupano and Alessandra Vaccari. 1910-1943: moda e modernismo 
    17 gennaio: Sofia Gnoli. Gli anni Cinquanta dalla Hollywood sul Tevere alla sala bianca 
    14 febbraio: Elda Danese. Gli anni Sessanta. La moda nella strada 
    14 marzo: Luisa Valeriani. Gli anni Settanta (1968-1978): il bazar e il laboratorio 
    11 aprile: Simona Segre Reinach. Gli anni Ottanta: i fondamenti del Made in Italy 
    9 maggio: Maria Luisa Frisa. In Between. La moda italiana contemporanea
    In collaborazione con Altaroma e con il sostegno del Comune di Roma  

    I big della moda
    da gennaio 2015
    Cinque incontri con alcuni protagonisti che hanno contribuito alla diffusione dello stile italiano: Roberto Capucci, Frida Giannini, Antonio Marras, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, il fotografo Giovanni Gastel.  

    Cinema e moda
    a cura di Mario Sesti
    dal 21 gennaio 2015
    Tre appuntamenti, due film classici e un documentario, per raccontare le connessioni tra cinema e moda nella stagione della Dolce Vita e della Hollywood sul Tevere. Saranno proiettati film cult come 8 1/2  di Federico Fellini (1963) e La decima vittima di Elio Petri (1965), oltre a un documentario seguito dall’incontro col costumista Premio Oscar Piero Tosi.
    Realizzato in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma  

    La biblioteca è di moda
    dicembre 2014 – aprile 2015
    La creazione di una "Rete delle Biblioteche della moda" amplierà l'offerta libraria di MAXXI B.A.S.E. per soddisfare curiosità, ricerche e stimoli suscitati dalla visita alla mostra. È previsto inoltre un ciclo di presentazioni editoriali di alcune tra le più preziose pubblicazioni dedicate alla moda italiana del periodo 1945-1968.  

    Fashion Photography Masterclass con Mustafa Sabbagh
    15 e 16 marzo 2015
    La Masterclass, riservata a 10 partecipanti scelti dalle più prestigiose scuole di fotografia europee, offrirà un’importante occasione di approfondimento. All’autore dei migliori scatti sarà dedicato un servizio su un magazine di moda e design e una proiezione speciale one-day, al MAXXI.
    Promosso da MAXXI e IUAV in collaborazione con AltaRoma
    
Con il sostegno di: DG tales, L’Oreal e Accademia L'Oreal. Media partner: ID Magazine

    Controcanto è realizzato in collaborazione con Alta Roma. 

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  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015

    Il MAXXI in famiglia: Dress me up!
    sabato 13 dicembre ore 16
    Laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni
    Esplorando insieme alle famiglie la mostra, scopriamo gli abiti di alta moda del Made in Italy e poi in laboratorio reinterpretiamo attraverso sagome, collage e tanta fantasia il fashion style di un tempo. Durante la visita osserviamo una selezione di abiti e fotografie d'epoca mettendo in risalto lo stile e gli aspetti tecnici come il taglio, la manifattura, i tessuti utilizzati e gli accessori, in un percorso che segue le "volute" della pista da corsa a cui si ispira l'allestimento. In laboratorio ogni famiglia ha a disposizione figure sagomate in cartoncino da ritagliare e vestire attraverso il collage di tessuti e materiali diversi ispirandosi alle creazioni viste in mostra.
    Info
    durata 1h e 30'
    € 8 a bambino, gratuito per l'adulto accompagnatore + biglietto di ingresso € 4 per i bambini dei possessori della card myMAXXI
    prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 063201954

    Visite-esplorazioni
    da martedì 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015
    Un percorso di esplorazione tra creazioni di alta moda, opere d'arte e fotografie per scoprire le atmosfere e gli stili di un periodo (1945-1968) che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale.
    Info
    durata 1h e 30'
    dal martedì al venerdì dalle ore 11
    per le scuole secondarie di primo e secondo grado
    € 100 a gruppo classe (max 30 persone) + biglietto di ingresso (gratuito per gli studenti fino a 14 anni e per 1 insegnante ogni 10 studenti, ridotto € 4 a studente oltre i 15 anni)
    prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 063201954

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http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/feed/ 0
Unedited History. Iran 1960 – 2014 http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/05/unedited-history-iran-1960-2014/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/05/unedited-history-iran-1960-2014/#comments Tue, 05 Aug 2014 14:28:38 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37917
  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
    Galleria 2 e 4 

     

    Più di 200 opere, la maggior parte mai esposte in Italia, e oltre 20 artisti per raccontare la cultura visuale iraniana dagli anni Sessanta ad oggi.

    La mostra Unedited History. Iran 1969-2014 prende il titolo in prestito dal linguaggio cinematografico per sottolineare l’idea di una storia non ancora completamente leggibile e condivisa.

    In questa prospettiva materiali eterogenei come dipinti, fotografie, installazioni, documenti, giornali, manifesti, video vengono messi insieme per raccontare accadimenti, idee e cambiamenti che hanno dato vita alle differenti manifestazioni della cultura visiva e della modernità in Iran.

     

     

    Kaveh Golestan (1950-2003)
    Untitled (Prostitute series, 1975-77)
    © Kaveh Golestan Estate
    Presented by Archaeology of the Final Decade

  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
    Galleria 2 e 4 

     

    Negli anni tra il 1960 e il 1978 in Iran la cultura acquista un peso sempre maggiore, con uno sviluppo notevole delle arti visive, delle arti performative e dell’editoria.

    Vengono organizzati eventi di rilievo internazionale come le biennali e nascono nuove istituzioni, come il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, con il sostegno dello Scià e soprattutto dell’imperatrice Farah Diba.

    Si discute, inoltre, sulla definizione di un’identità iraniana e di un’arte non occidentale o non “occidentalizzata”: prende avvio dunque il processo di “modernizzazione”, attraverso la scelta di forme e tecniche artistiche complesse che fondono tradizione e novità, storia e mito, politica e metafisica.

    Contemporaneamente, la distanza tra livelli diversi della società aumenta sempre di più, provocando forti proteste contro la monarchia Pahlavi.

    Bahman Mohassess | Behjat Sadr | Behjat Sadr | Ardeshir Mohassess | archivi del Festival delle arti di Shiraz - Persepolis | Kaveh Golestan

     

     

     

    Affiche du 9ème Festival des Arts de Shiraz- Persepolis, 1975 
    Conception graphique, Momayez 

    Behdjat Sadr (1924-2009) Sans titre, 1974 Collection particulière © Galerie Frédéric Lacroix

  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
    Galleria 2 e 4

     

    La Rivoluzione ha prodotto molte immagini che offrono sguardi contrastanti e che danno conto tanto della rappresentazione dell’individuo, quanto di quella della collettività – basti pensare alla mobilitazione senza precedenti di folle nelle proteste.

    Anche la guerra Iran — Iraq (1980-1988), chiamata dagli iraniani “Guerra imposta” o “Sacra difesa” , riveste un’importanza fondamentale per lo sviluppo delle pratiche documentarie nella fotografia, nel video e nel cinema.

    In quegli anni sono stati creati, inoltre, archivi clandestini di materiale disparato in forte opposizione alla lettura ufficiale degli eventi.

    Bahman Jalali | Rana Javadi | Kamran Shirdel | Bahman Kiarostami | Gruppo 57 | Shishegaran | Kazem Chalipa | Hannibal Alkhas | Morteza Avini | Bahman Jalali

     

     

     

    Tahmineh Monzavi (née en 1988) Atelier de confection de robes de mariée, quartier de Mokhberodoleh, Téhéran, 2007-2011
    Epreuve Gelatino-Argentique Collection de l’artiste

    Bahman Jalali (1944-2010) Photos de guerre, Iran 1980-1988 Epreuve Gelatino-Argentique Collection particulière

  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
    Galleria 2 e 4 

     

    In Iran, dopo la fine della guerra con l’Iraq, il capitalismo moderno si integra con difficoltà ma gradualmente nel regime islamico e si assiste insieme allo sviluppo della società civile.

    Anche in questi anni i cambiamenti politici influiscono sul percorso degli artisti, ma se in passato essi erano chiamati ad impegnarsi appoggiando il governo – pena il silenzio, la scomparsa dal circuito dell’arte ufficiale o la forzata emigrazione in Occidente – ora producono opere che rispondono sempre di più alle richieste del mercato dell’arte internazionale.

    Molti artisti, trasferitisi in Europa, soprattutto in Francia, sperimentano media e approcci diversi rispetto a quelli insegnati in patria fino agli anni Ottanta.

    Una nuova generazione di fotografi, tutti eredi di Bahman Jalali e Kaveh Golestan, rimane invece fedele alla tradizione della fotografia documentaria degli anni Settanta e Ottanta, opponendosi alla estetizzazione delle immagini della moda e della pubblicità.
     

    Mohsen Rastani | Tahmineh Monzavi | Mitra Farahani | Khosrow Khorshidi | Narmine Sadeg | Chohreh Feyzdjou | Barbad Golshiri

     

     

     

    Narmine Sadeg (née en 1955), Homme-oiseau, 2014
    Techniques mixtes
    Ali Raif Dinçkök Collection, Istanbul

    Mohsen Rastani (né en 1958) De la série La famille iranienne Epreuve Gelatino-Argentique Collection de l’artiste

  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
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    In occasione di questa mostra, il Dipartimento educazione ha chiesto ad alcuni membri della comunità iraniana di interpretare insieme il loro patrimonio più recente.
    È nato così il primo progetto di mediazione in chiave interculturale del MAXXI dedicato a un’esposizione temporanea.

    I partecipanti - di età, formazione e professione diverse - hanno approfondito una selezione di opere e artisti nei dieci incontri del laboratorio di scrittura partecipata.

    Grazie a scambi di opinione e riflessioni, hanno redatto racconti personali che partono dalle opere esposte per narrare un vissuto privato, riconducibile però a un sentire collettivo.
    Tali frammenti di vita permettono di leggere la mostra da una diversa angolatura e accompagnano il visitatore in un percorso fatto di voci “altre” rispetto a quella istituzionale del Museo.

    I testi elaborati, esposti nella versione breve accanto alle opere, sono stati a lungo condivisi durante gli incontri, diventando così un contributo comune e partecipato.

     

  • 11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015
    a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji 
    Galleria 2 e 4

     

    Un ricco programma di eventi collaterali e attività didattiche, a cura del MAXXI B.A.S.E. e del Dipartimento educazione, accompagnerà la mostra per la sua intera durata offrendo chiavi di lettura che possano aiutare ad approfondire la cultura iraniana e arricchendo il messaggio della mostra.

    20 e 21 dicembre 2014, ore 16.00
    Shab-e Yalda. La festa del solstizio d’inverno
    Laboratori pre-natalizi per famiglie dedicati alla gioiosa celebrazione della notte più lunga dell’anno, quella del solstizio d’inverno.
    € 8 a bambino, gratuito per l’adulto accompagnatore
    € 4 per i bambini dei possessori della card myMAXXI
    Prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 06 3201954

    14 e 15 febbraio 2015
    La Rivoluzione è finita?
    Il documentario e il film iraniano dal 1960 a oggi

    a cura di Italo Spinelli

    21 marzo 2015
    Nawrūz, il Capodanno persiano
    Un’intera giornata dedicata ai festeggiamenti con reading di brani di letteratura iraniana contemporanea, visite guidate alla mostra, laboratori e, per finire, cena persiana con musica tradizionale.

    27-28-29 marzo 2015
    Mille e una storia. Architettura, poesia e letteratura nell'Iran contemporaneo
    Tre appuntamenti dedicati alla cultura contemporanea dell'Iran per raccontare la storia, non ancora chiusa, del conflitto tra tradizione e modernità della società di oggi.
     

    Barbad Golshiri (né en 1982) Tombe sans titre, 2012

    Mazdak Ayari (né en 1976), L’appareil photo en famille, 2001-2013. Projection d’un diaporama de 600 images.

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DAB – Design per Artshop e Bookshop http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/12/dab-design-artshop-bookshop/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/12/dab-design-artshop-bookshop/#comments Fri, 12 Dec 2014 14:21:46 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=45379
17 dicembre 2014 – 8 gennaio 2015
Inaugurazione: martedì 16 dicembre, ore 18.30
Corner Spazio D – ingresso libero

DAB – Design per Artshop e Bookshop, nato nel 2006 nell’ambito del Programma DE.MO. sostegno al nuovo design per artshop e bookshop e alla mobilità internazionale dei giovani artisti italiani, è giunto alla sua quinta edizione.

Strutturato come Concorso Nazionale Biennale, DAB prevede la realizzazione di iniziative che incentivano la progettazione, da parte di giovani designer e artisti, di oggetti destinati alla produzione artigianale o industriale e che hanno come naturale destinazione i bookshop museali.

Le produzioni, a tiratura limitata, incentivano il Made in Italy promuovendo il lavoro di piccole aziende artigiane, mentre l’incremento e la differenziazione
dell’offerta commerciale dei bookshop e artshop

Saranno esposti i prototipi di: Antonio Abatangelo, Chiara Angioli, Margarita Aviles De Carlos, Marco Fogaccia, Shi Jintian, Nicoletta Marangoni, Maria Montes De Oca, Emilio Baria, Ilaria Bartolini, Lucia Biancalana, Eleonora Bompieri, Bottega Krua di Giada Fogliatoe Arianna Piazza, Code0039 di Dante Antonucci, Laura Crognale, Stefania Quintili e Alessandro Zuppa, De-Sign di Daniela Cavasin e Enrica Zanini, Alessandro Esposito, Federico Fiordigiglio, Alberto Galotta e Federica Lissoni, Gian Piero Giovannini, Massimiliano Marianni, Elena Maurigh, Costanza Palmirani, Lorenzo Passi, Arianna Piazza, Daniele Piazzola, Studio Alchemico Di Giulio Bogani e Sofia Crescioli.

La mostra è promossa da GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani e realizzata dall’Ufficio Giovani d’Arte del Comune di Modena.
DAB rientra nella Convenzione Progetto DE.MO. – sostegno al nuovo design e alla mobilità, siglata tra GAI e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT) – Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee (PaBAAC) / Servizio architettura e arte contemporanee e Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale.
In collaborazione con MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

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Huang Yong Ping. Bâton Serpent http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/04/huang-yong-ping/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/04/huang-yong-ping/#comments Mon, 04 Aug 2014 13:19:01 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37920
  • Huang Yong Ping
    19 dicembre 2014 - 24 maggio 2015
    Gallerie 1 e 3 e Piazza del museo
    a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci

    Con una sfida ai tradizionali linguaggi dell’arte, pronto a esprimere tensioni e scardinare miti e utopie dell’epoca contemporanea, Huang Yong Ping presenta per la prima volta in Italia installazioni dalle dimensioni monumentali, diverse sculture e una ricca documentazione delle opere.

    Baton De SerpentHuang Yong Ping, Baton De Serpent, 2014

    “Aronne gettò il bastone
    davanti al faraone
    e davanti ai suoi servi
    ed esso divenne un serpente”.

    Esodo 7, Antico Testamento

    Il titolo di una mostra così escatologica non poteva che ispirarsi al famoso passo biblico che racconta il miracolo della trasformazione di un bastone in serpente.

    L'intera esposizione è concepita come un “esodo”, una migrazione dei poteri e dei saperi, un processo di liberazione ed emancipazione dai valori sociali e culturali prestabiliti.

    Fondatore di uno dei più importanti movimenti dell’avanguardia cinese, l'artista mette in discussione l’egemonia razionalista e antropocentrica di un’umanità sempre più lontana dalle proprie origini.

    Bâton Serpent affronta gli effetti della globalizzazione, le negoziazioni culturali, la migrazione, il neo-colonialismo, i conflitti religiosi, le trasformazioni economiche, i fondamentalismi politici.
    L’artista analizza la situazione geopolitica attuale mediante una dialettica complessa e ambivalente che, da un lato, racconta l’intreccio di dinamiche storiche, culturali e politiche, dall’altro, propone un nuovo dialogo tra religioni e culture.

    La forza visionaria delle opere si misura e si amplifica con gli spazi del museo e si articola in tre tappe, corrispondenti ai tre spazi espositivi.

  • Huang Yong Ping 19 dicembre 2014 - 24 maggio 2015
    Gallerie 1 e 3 e Piazza del museo
    a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci

    Huang Yong Ping, Construction Site, 2007
     

    Quando il confronto diventa scontro.

    Il percorso della mostra inizia nella piazza, dov'è esposta Construction Site (2007) che riproduce un grande minareto, la torre generalmente presente nelle moschee da cui il muezzin (mu’adhdhin) chiama alla preghiera i devoti di Allah cinque volte al giorno.

    La visione del minareto è impedita da una barriera di stoffa che evoca i lavori di restauro in corso per la salvaguardia della cupola della Basilica di Santa Sophia (1997–2002) e suggerisce una riflessione sull’accessibilità dei luoghi sacri. Il minareto invece ha una doppia valenza: da un lato riflette sul tema della religione come unico strumento per raggiungere le alte sfere del cielo e dall’altro rappresenta una satira contro alcuni preconcetti occidentali sulla natura minacciosa dell’Islam.

    Ehi Ehi Sina Sina (2006), il grande mulino da preghiera taoista (chokor), rappresenta invece la sintesi tra il più intimo raccoglimento spirituale e la violenza delle guerre religiose che animano il mondo. Quando è in movimento, il cilindro compie un giro su se stesso suggerendo l’alzarsi al cielo delle preghiere e la loro distribuzione in tutte le direzioni dello spazio.

    Da un lato incarna il principio della non-violenza insita nella spiritualità Buddista, ma dall’altro rappresenta un pericolo imminente: il tronco che sostiene il mulino è l’immagine di un’arma cinese, chiamata "mao", il coperchio ricorda la forma di uno scudo e il forte movimento del mulino evoca il dialogo minaccioso tra religione e politica.

    Ehi Ehi Sina SinaHuang Yong Ping, Ehi Ehi Sina Sina, 2006
     

    Bâton de Serpent (2014) - che ha ispirato il titolo della mostra - attraversa la Galleria con un monumentale scheletro di un serpente di alluminio che collega simbolicamente il cielo alla terra.
    Questa versione dell’opera è lunga ben 40 metri ed è vicina alla mitologia cinese, quella pagana e alla religione cristiana con le sue molteplici e contrapposte associazioni: la saggezza, la conoscenza, la paura, la creazione, l'inganno, la fortuna...

    Riferimenti religiosi caratterizzano anche i lavori come La chaise à prière (2010) una sedia rovesciata su cui è scritto un passo della Bibbia dal libro di Giobbe e Camel (2012), un cammello imbalsamato che riporta sul fianco un passo del Vangelo di Matteo, mentre 95 bras de Guanyin (1997-2014), uno scolabottiglie di duchampiana memoria su cui sono infilate tante braccia umane che reggono oggetti di varia natura, è un chiaro riferimento al desiderio di confronto e scambio tra le diverse culture e religioni.

    ChefsHuang Yong Ping, Chefs, 2012
     

    Nella Galleria 3 il visitatore viene invitato a riflettere sulle forze che guidano l’umanità: Chefs (2012) è un’installazione composta dalle teste degli animali che guidano il branco.
    Vivere insieme significa rispettare delle regole che prevedono una gerarchia e una suddivisione dei compiti, bisogna rivalutare la comprensione della relazione sia con gli altri sia con il mondo in cui viviamo.

    La mostra prosegue con Bugarach (2012): l’opera, che riflette sui sistemi di potere culturali e politici, è una miniatura della montagna di Bugarach in Francia, considerata nel 2012 l’unico posto in cui trovare scampo all’apocalisse prevista dai Maya.

    Il destino del mondo
    non si basa forse su
    contraddizioni e conflitti eterni?

    Lamb Plant (2012) è l’animale vegetale con cui l’artista affronta il tema della biopolitica ed esplora le pratiche con cui il potere gestisce le discipline del corpo.

    A chiudere il percorso espositivo La Carte du Monde (2000-2001), una sorta di guida per un ipotetico viaggio nel futuro dell’umanità.

    Lamb PlantHuang Yong Ping, Lamb Plant, 2012 

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Architettura in uniforme http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/25/architecture-in-unifrom/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/25/architecture-in-unifrom/#comments Fri, 25 Jul 2014 14:30:16 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37924
19 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
Galleria 1
a cura di Jean Louis Cohen

La Seconda Guerra Mondiale, che tra il 1939 e il 1945 infiammò quattro continenti, coinvolse indistintamente militari e civili, facendo appello a tutte le risorse umane dei belligeranti.
Neppure l’architettura poté sottrarsi a tale mobilitazione e, contrariamente a quanto afferma ancora oggi la maggior parte dei racconti storici, conobbe un periodo ricco di ricerche e di trasformazioni.

La mostra Architettura in uniforme. Progettare e costruire per la seconda guerra mondiale, basandosi su decenni di ricerche d’archivio e sul campo, racconta che cosa è successo all’architettura durante questo periodo ed esplora i diversi modi in cui gli architetti sono stati coinvolti e hanno lavorato, in ogni Paese.

Composta da un’ampia sezione internazionale, con scoperte e immagini spettacolari, per l’edizione al MAXXI, la mostra si arricchisce di una consistente sezione dedicata all’Italia, e all’incessante attività edilizia e urbanistica che già in quegli anni mette le basi per il futuro boom edilizio del dopoguerra.

Una mostra concepita e realizzata nel 2011 dal Canadian Centre for Architecture di Montreal, adattata dalla Cité de l’Architecture et du patrimoine, Parigi e dal MAXXI, Roma

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The Future is now http://www.fondazionemaxxi.it/2014/10/02/the-future-is-now/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/10/02/the-future-is-now/#comments Thu, 02 Oct 2014 13:33:45 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=44478
  •  


    19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015
    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    Più di trenta opere video e installazioni con diversi media per raccontare la scena artistica coreana della New Media Art, dalle opere pioneristiche di Nam June Paik alle sperimentazioni degli anni Ottanta, passando per la rivoluzione digitale e i cambiamenti culturali portati dalla rete e dai social network.

    The Future is Now! porta nel titolo la definizione di “futuro” data da Paik Namjune, artista la cui vita sembra procedere passo passo con le sue opere perché vive il presente nel senso più genuino del termine, e proprio per questo la definizione che ne dà è piena di significato.

    Il MMCA, Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Coreano, presenta con questa mostra la sua collezione di new media art con l’intenzione di riflettere sui possibili “futuri” che il museo, dalla sua fondazione nel 1987 a oggi, ha immaginato per questo tipo di arte.

     

     

     

     


    KIM SEJIN, Night Worker, 2009 Video HD bicanale


    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI


  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015

    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    La prima parte della mostra presenta i lavori di alcuni pionieri coreani della New Media Art come Duck Jun Kwak, Hyun Ki Park e Nam June Paik.

    Organizzati in modo cronologico, questi lavori illustrano lo sviluppo di questa forma artistica in Corea a partire dalla metà degli anni Sessanta grazie a lavori pioneristici di Nam June Paik come Magnet, Zen for TV, e Highway Hacker. Anche se Paik ha subito ottenuto un grande riconoscimento all’estero, all’epoca i suoi lavori furono esposti in Corea soltanto sporadicamente.

    Questa parte della mostra comprende anche i lavori di altri artisti che lavoravano all’estero come Kwak e quelle di artisti che vivevano e lavoravano in patria, e che stavano cercando di sviluppare una loro visione artistica come Hyun Ki Park.

     

     

     

     

     

    PAIK NAMJUNE, Highway Hacker, 1994 Televisore d’epoca e armadietto, 3TV, LDP

    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI


  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015

    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    Negli anni Ottanta la diffusione della tecnologia video aiuta la diffusione della video arte anche su larga scala: dai tre progetti satellite di Nam June Paik del 1984, 1986 e 1988, l’installazione Dadaikseon (The More The Better) realizzata nel 1988 all’MMCA, passando per il Daejeon Expo del 1993 e la Biennale del Whitney.

    Eventi che sono stati di ispirazione per gli artisti coreani e spingendoli a considerare i new media come una disciplina artistica, tendenza che culmina nel 1992 con la mostra New Visions New Voices, dove un gruppo di artisti nati negli anni Sessanta, mettono in mostra i loro lavori sperimentali che combinano arte e tecnologia.

    Questi artisti tra cui Kong Sunghoon, Yook Taejin, Kim Haemin sono parte di una vera e propria “generazione video” che sviluppa una nuova sensibilità nei confronti di questo mezzo, e che si cresce guardando una grande quantità di programmi televisivi e film di Hollywood.

     

     

     

     

     

    KIM SEUNGYOUNG, Self Portrait, 1999 Video monocanale

    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI


  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015

    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    Con l’avvento del nuovo millennio, la rivoluzione digitale ha allargato in modo esponenziale l’accesso a internet e ha trasformato le modalità dell’arte contemporanea rendendo possibile la riproduzione illimitata di immagini, lo sviluppo di nuovi temi legati alla produzione e riproduzione delle opere, la possibilità di essere sempre connessi e raggiungibili, la globalizzazione.

    Gli artisti nati nel 1970, che hanno cominciato le loro carriere alla fine degli anni Novanta, hanno creato lavori che riflettono il nuovo stato dell’arte in una società in cui internet, video e altri new media sono diventati strettamente connessi alla vita quotidiana di tutti.

    La video arte, che una volta esisteva solo legata alla performance o alle installazioni, si è evoluta in una forma di arte indipendente, mezzo di riflessione dell’artista sulla società e pilastro della cultura visiva. Questi cambiamenti traspaiono dai lavori di Kim Sejin, Im Heungsoon, Ham Yangah e di altri.

    Per una generazione cresciuta nella cultura dell’immagine, i new media non sono più una forma espressiva sconosciuta ma uno strumento familiare, in grado di esprimere la società in cui operano.

     

     

     

     

     

     

    LIM MINOUK, The Weights of Hands, 2006. Video monocanale

    ZIN KIJONG, CNN, 2007.
    Video installazione a canali

    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI


  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015

    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    In seguito alla diffusione dei dispositivi digitali e dei social network, la società coreana ha sperimentato grandi cambiamenti sociali e culturali, come il tentativo di superare il neoliberismo economico attraverso la condivisione, la cooperazione e le comunità locali.

    Per quanto riguarda la creazione artistica, i tentativi di sperimentazione integrata tra arte, design e ingegneria si sono progressivamente incrementati.

    In questo contesto di sperimentazione si incontrano personalità come Moon Kyung won e Jeon Joonho che lavorano con esperti in vari campi dall’architettura, alla danza, al design, BANG & LEE che lavorando contemporaneamente sia sulle possibilità sia sui pericoli dei media dal punto di vista storico e artistico, e Everyware che tentano una via tecnologica più morbida che combini la sensibilità analogica e tecnologia digitale.

    E’ stato grazie alla collaborazione tra discipline che il suono e la performance sono entrate nel campo artistico e nello stesso modo l’analisi di possibilità, significati e limiti dei new media li ha inseriti in un ampio contesto culturale, non riducendoli a semplici novità espressive.

     

     

     

    MOON JOON, Augmented Shadow, 2010 EVERYWARE, Memoirs, 2010

    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI


  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015

    Sala Gian Ferrari e Sala Carlo Scarpa

    19 dicembre 2014, ore 17.00
    KOREAN NEW MEDIA ART | TALK
    MAXXI B.A.S.E. - ingresso libero
     
    Soojung Yi, curatrice della mostra THE FUTURE IS NOW!, insieme agli artisti Ham Yangah, Bang and Lee e Hyesoo Park e Mary Lou Emberti dell’Istituto di Studi Orientali - ISO Università degli Studi di Roma "La Sapienza", incontrano il pubblico del museo per parlare dello sviluppo della New Media Art coreana in relazione agli accadimenti sociali e politici della storia recente della Corea.
    Introduce Hou Hanru Direttore Artistico MAXXI.

    19 dicembre 2014, ore 18.30 
    20 dicembre 2014, ore 16.00
    Auditorium del MAXXI

    il Korean Culture and Information Service presenta un programma speciale cui partecipano Cho Hyeryoung, Kim Hyoyoung, GO Jeongdu e KIM Juheon con una performance di video e musica, e LEE Seok e Kim Ju Heon con una performance multimediale.

    9-15 marzo 2015
    nell’ultima settimana di mostra, il MAXXI ospita una serie di performance di artisti coreani contemporanei.

    Per l'intera durata di THE FUTURE IS NOW! presso il MAXXI B.A.S.E. sarà allestita una reading room con testi e contributi video dove il pubblico della mostra potrà approfondire la conoscenza dei temi e degli artisti esposti.

    KIM KICHUL, Sound Looking-Rain, 1995-2014

    Mostra organizzata da MMCA, Corea e coprodotta con MAXXI

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Lina Bo Bardi in Italia. “Quello che volevo, era avere Storia” http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/01/lina-bo-bardi-in-italia/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/01/lina-bo-bardi-in-italia/#comments Mon, 01 Dec 2014 11:46:04 +0000 PC http://www.fondazionemaxxi.it/?p=45598
  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Non ho mai voluto essere giovane.
     
    Quello che volevo, era avere Storia
     
     

    Una “piccola mostra” dedicata a una “grande figura”, Lina Bo Bardi, una pioniera dell’architettura italiana, in occasione del centenario della nascita. 

    La mostra, con bozzetti originali e fotografie, video e filmati d’epoca, riviste e documenti d’archivio, ripercorre a ritroso la storia di Lina Bo: dal 1946, anno della partenza per il Sud America con il marito Pietro Maria Bardi alla laurea a Roma nel 1939.
    Il racconto degli anni intensi e travagliati vissuti a Milano, prima della partenza per il Brasile, paese dove Lina sceglierà di vivere trovando piena soddisfazione personale e professionale.
    Insieme a Carlo Pagani realizza le sue prime esperienze progettuali, pur limitate dalla guerra, e parallelamente si impegna nelle redazioni di diversi periodici di architettura e riviste divulgative.

    Oltre a realizzare edifici connotati da una grande forza materica ed espressiva, Lina dà vita ad un variopinto mondo immaginifico sulla carta dei suoi disegni: un personalissimo universo iconografico che accompagnerà sempre il suo percorso progettuale. La Storia di Lina Bo Bardi comincia dunque così: una storia fatta di idee allora all’avanguardia, oggi ancora attualissime; una storia tutta scritta e disegnata da lei.



     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma

  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Tutta l’Italia era abbastanza ferma.
     
      Ma Milano no
     
     

     




    Achillina Bo nasce a Roma il 5 dicembre 1914 e, dopo gli studi presso il liceo artistico della Capitale, si laurea in architettura nel 1939. Subito dopo la laurea si trasferisce a Milano, dove insieme al collega Carlo Pagani collabora con Gio Ponti nelle redazioni di Domus e Stile.

    Qui Lina apre uno studio con Pagani, distrutto durante i bombardamenti nel 1943, e contemporaneamente porta avanti un’intensa attività di illustratrice e pubblicista per le riviste Grazia, L’Illustrazione Italiana, Bellezza, Vetrina e Negozio, Cordelia, Tempo, Aria d’Italia e Milano Sera.

    Successivamente diventa insieme a Carlo Pagani, vicedirettore di Domus e direttore della collana Quaderni di Domus. Nel 1945 è tra i fondatori della rivista A con Bruno Zevi e Carlo Pagani. Nell’agosto del 1946 sposa a Roma Pietro Maria Bardi e, appena un mese dopo, partono insieme per il Sud America: la prima tappa del loro viaggio è il Brasile.

     

     

     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma
  • 19 dicembre 2014 - 15 marzo 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Ho sentito che l’unica via
     
    era quella dell’oggettività e della razionalità
     
     

    Domus 

    Lina Bo, insieme a Carlo Pagani, inizia a collaborare con la rivista “Domus” nella seconda metà del 1940, ovvero nell’ultimo periodo della direzione pontiana, esordendo con il progetto “Casa sul Mare di Sicilia” e con alcuni contributi progettuali o d’illustrazione. Questa prima fase di partecipazione a “Domus” si conclude nel dicembre del 1940, quando Lina e Carlo seguono Ponti nella redazione della nuova rivista “Lo Stile”. Nel 1944 Lina e Carlo, su invito dell’editore Gianni Mazzocchi, tornano a “Domus” con il ruolo di vicedirettori. Nel 1945, nonostante la pubblicazione di “Domus” venga temporaneamente sospesa, i due architetti creano e dirigono la collana “Quaderni di Domus”, composta da piccoli volumi monografici dedicati all’attrezzatura della casa moderna.

    Lo Stile 

    Quando Ponti lascia la direzione di “Domus” e, in aperto contrasto con Mazzocchi, crea la concorrenziale rivista “Lo Stile nella casa e nell’arredamento”, coinvolge nella nuova avventura editoriale i suoi giovani collaboratori Lina Bo e Carlo Pagani. Il nuovo mensile è edito da Garzanti ed è dedicato alle arti italiane. Lina vi collabora costantemente, insieme a Carlo, con progetti prevalentemente d’arredo e di interni, tra cui alcuni realizzati che testimoniano il suo attivo impegno nella professione in questi anni milanesi. Inoltre Lina dà spesso il suo contributo alle bellissime copertine di “Stile”, insieme con Ponti o sotto l’acronimo Gienlica, che raccoglie i nomi di Gio Ponti, Enrico Bo — il padre di Lina —, Lina stessa e Carlo Pagani.

     

    A 

    Ideata originariamente da Lina Bo e Carlo Pagani e realizzata con il contributo di Bruno Zevi, la rivista “A” vede la luce il 15 febbraio 1946, pubblicata da “Editoriale Domus” come innovativo quindicinale in grado di “rendere il problema dell’architettura alla portata di tutti”. La trasformazione in settimanale, per consentire una maggiore divulgazione dei temi legati al dopoguerra e alla ricostruzione, avverrà a partire dal settimo numero, quando il titolo muterà in “A Cultura della vita”, ma l’esperienza si concluderà a giugno del 1946, dopo soli nove fascicoli, per volontà dell’editore. Alcune foto scattate da Federico Patellani durante il viaggio documentario compiuto con Lina e Carlo troveranno spazio nella rivista; le copertine degli ultimi tre numeri ospiteranno ironiche vignette disegnate da Lina Bo.

    Grazia  e le altre riviste

    Tra le collaborazioni con periodici di ampia diffusione, senz’altro prevalente è quella con “Grazia. Un’amica al vostro fianco”. Qui Lina — assiduamente tra il 1941 e il 1943, e poi ancora nel 1946 — quasi sempre con Carlo Pagani, tiene una rubrica in cui presenta soluzioni e modelli di pratico uso per la sistemazione degli arredi e degli spazi interni ed esterni della casa. Significativo è anche il contributo a “Bellezza”, rivista di moda dell’alveo pontiano, in cui Lina, pur in modo più saltuario, lavora esclusivamente come illustratrice creando un curioso universo tra immaginazione e realtà. Tale mondo si ritrova anche nei disegni che accompagnano le uscite di due romanzi a puntate La scure d’argento e Magoometto sulle pagine de “L’Illustrazione Italiana”. Isolati ma rilevanti contributi si rintracciano anche in “Aria d’Italia”, “Cordelia”, “Tempo”, “Milano Sera”, “Vetrina e Negozio”.

     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma
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Le Storie della moda http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/11/le-storie-della-moda-2/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/11/le-storie-della-moda-2/#comments Thu, 11 Dec 2014 10:04:59 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=45994
Sei appuntamenti per ripercorrere la grande storia della moda italiana del XX e XXI secolo e le vicende dei suoi protagonisti attraverso i racconti di critici e studiosi

sabato 17 gennaio, ore 11.00
Gli anni Cinquanta dalla Hollywood sul Tevere alla Sala Bianca
con Sofia Gnoli
Auditorium del MAXXI – ingresso 4 euro

Nel secondo dopoguerra, l’Italia si impose come il prototipo del Paese dell’evasione e delle vacanze e Roma con la sua atmosfera fatata, fatta di tramonti, di rovine, di basiliche, di sapori mediterranei si impose allora nell’immaginario collettivo come la terra di sogni impossibili, si pensi a film come Vacanze Romane (1953). Approdate nella capitale attrici, principesse e first ladies iniziarono a frequentare i nuovi atelier che avevano aperto i battenti all’indomani della guerra e che portavano, tra gli altri, i nomi delle Sorelle Fontana, di Schuberth, di Fernanda Gattinoni e di Simonetta. Era nata la Hollywood sul Tevere. Oltre a Roma, l’altro grande polo della nascente moda italiana era rappresentato da Firenze dove, a partire dal 1951, Giovanni Battista Giorgini fu il regista delle celebri sfilate nella sala Bianca di Palazzo Pitti. Proprio nel corso di quei defilé i nomi della sartoria italiana si imposero sotto i riflettori internazionali.

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Sofia Gnoli Storica della moda e giornalista, insegna storia della moda all’Università Sapienza di Roma. Collabora, come esperta di moda contemporanea, con Il Venerdì e con La Repubblica. Tra le sue pubblicazioni: La donna, l’eleganza, il fascismo (Ed. del Prisma, 2000); Moda e cinema: quando l’abito crea la moda (Edimond, 2002); Moda e teatro (Meltemi, 2008), Moda. Dalla nascita della haute-couture a oggi (Carocci, 2012), The Origins of Italian Fashion 1900-1945 (V&A Publishing, 2014).

PROSSIMI APPUNTAMENTI
14 febbraio Gli anni Sessanta. La moda nella strada con Elda Danese
14 marzo Gli anni Settanta (1968-1978): il bazar e il laboratorio con Luisa Valeriani
11 aprile Gli anni Ottanta: i fondamenti del Made in Italy con Simona Segre Reinach
9 maggio In Between. La moda italiana contemporanea con Maria Luisa Frisa

Un progetto di MAXXI B.AS.E., a cura di Maria Luisa Frisa, in collaborazione con Altaroma

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