MAXXI » Eventi e mostre http://www.fondazionemaxxi.it Museo nazionale delle Arti del XXI secolo Mon, 27 Apr 2015 15:16:53 +0000 it hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.3.2 Copyright © MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo 2012 community@fondazionemaxxi.it (Fondazione Maxxi) community@fondazionemaxxi.it (Fondazione Maxxi) 1440 http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/plugins/podpress/images/powered_by_podpress.jpg MAXXI http://www.fondazionemaxxi.it 144 144 http://www.fondazionemaxxi.it/?feed=podcast Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo Fondazione Maxxi Fondazione Maxxi community@fondazionemaxxi.it no no Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/#comments Tue, 01 Jul 2014 14:29:31 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37922

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Oltre vent’anni di moda in un’esposizione che restituisce le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale.

    Una meravigliosa stagione di pura creatività italiana

    Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 non è la storia dell’alta moda, è piuttosto il tentativo di ricomporre, con il filtro dell’oggi, la complessa e cangiante immagine della moda italiana, in un racconto corale fatto di tante storie esemplari che sono il tessuto che darà forma e consistenza al grande successo dell’etichetta “made in Italy”.

    Dalle creazioni spettacolari che hanno illuminato i grandi balli e i foyer dei teatri, all’eleganza trattenuta degli abiti da mezza sera; dal grafismo rigoroso del bianco e nero, all’esplosione cromatica tipica degli anni sessanta; dalle invenzioni per le attrici della Hollywood sul Tevere, agli esiti della sofisticata ricerca formale frutto delle collaborazioni fra sarti e artisti.

    A sottolineare la complicità tra arte e moda che ha profondamente segnato quegli anni, gli abiti di Emilio Schuberth e delle Sorelle Fontana, di Germana Marucelli e Mila Schön, di Sarli e Simonetta, di Capucci e Gattinoni, di Fendi, Balestra, Biki, Galitzine, Pucci e Valentino dialogano con opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Paolo Scheggi e Massimo Campigli, e ancora Carla Accardi e Giuseppe Capogrossi, testimonianza della sperimentazione e della grande vitalità creativa di un’epoca eccezionale. 

    Il dialogo con l’arte contemporanea è esaltato poi da VB74 la performance che Vanessa Beecroft ha progettato appositamente per l’inaugurazione della mostra, sul tema dell’identità femminile.

    In mostra anche le creazioni di Bulgari, il gioielliere italiano più celebre nel mondo, con una selezione di pezzi unici di grande sperimentazione e innovazione stilistica.

    Infine, oltre a importanti contributi video tratti da cinegiornali, trasmissioni televisive e cinema d'epoca, lungo il percorso di mostra gli scatti di tre grandi fotografi raccontano i paesaggi dell’alta moda italiana: Pasquale De Antonis (Teramo 1908 - Roma 2001) che mette gli abiti dell’alta moda in dialogo con la classicità della Roma antica;  Federico Garolla (Napoli 1925 - Milano 2012) che invece porta dentro le sue foto la Roma moderna, le architetture più grafiche e razionali; Ugo Mulas (Pozzolengo, Brescia 1928 - Milano 1973) che documenta l’intera evoluzione della moda italiana e ricrea una sorta di ottocentesco viaggio in Italia, fotografando le sue modelle in giro per il paese.

    Due modelli Valentino sulla scalinata dell’Archivio Centrale di Stato, foto Federico Garolla, Roma, 1958
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    L’atelier come luogo di produzione culturale diventa testimone - soprattutto nel corso degli anni sessanta - di atmosfere scandite dalla complicità fra creatori di moda e artisti. 

    L’atelier, luogo di produzione culturale

    Sono emblematici i casi di Roberto Capucci, Germana Marucelli, Mila Schön. Creatori che utilizzano il progetto dell’abito come spazio di riflessione sui linguaggi della contemporaneità e che coltivano il dialogo con gli artisti per trasformarsi in interpreti visionari delle forme del loro tempo.

    Germana Marucelli. Abito da sera, Linea Alluminio, autunno/inverno 1968-69. Paillettes su seta con motivi ideati con la collaborazione di Paolo Scheggi di cui si scorge sullo sfondo una parete dell'opera Intercamera Plastica. Archivio Germana Marucelli, Milano. Fotografia di Marcello Gobbi.
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    I completi da giorno, i tailleur, i cappottini sono l’altra faccia dell’alta moda, quella meno appariscente che ci racconta di un lusso ricercato che non ha bisogno delle occasioni uniche per manifestarsi. Sono gli oggetti che definiscono gli immaginari urbani della modernità.

    I dettagli costruttivi combinati alla qualità italiana dei tessuti, le lavorazioni artigianali che si innestano su quelle industriali, impreziosendole, sono alla base delle soluzioni formali che caratterizzano questi abiti. Il viaggio dell’alta moda è anche l’esplorazione di questo territorio, che permette ai grandi sarti italiani, fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, di mettersi in gioco e sperimentare.

    È il percorso verso l’alta moda pronta, verso il prêt-à-porter

    Ognibene-Zendman Completo da giorno in lana double face, 1967 ca. Day ensemble in wool, reversible, ca. 1967 Courtesy Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Il ritmo cromatico manicheo che alterna bianchi e neri è il principio progettuale alla base di alcuni fra gli abiti in mostra che rappresentano le più riuscite manifestazioni dell’alta moda italiana fra gli anni cinquanta e sessanta, intesa non come luogo che celebra atmosfere elitarie, ma come eccezionale laboratorio creativo, spazio per la messa a fuoco delle poetiche dei creatori italiani.

    Essenziale e grafico...

    Bianco e nero diventano così la radiografia attraverso la quale leggere le qualità degli abiti che maggiormente sperimentano nuove soluzioni formali, lunghezze inaspettate, accostamenti inediti fra i materiali.

    Fendi Cappotto doppio petto in visone con lavorazione chevron in tre colori alternati per la parte superiore e bianco assoluto a fasce orizzontali per quella inferiore unita da una zip, autunno/inverno 1960-61 Double-breasted mink coat, with chevron patterns in three alternating colors on the top and full white horizontal bands on the lower section, connected by a zipper, autumn/winter 1960-61 Courtesy Archivio Storico Fendi
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Fra gli anni cinquanta e sessanta il cinema italiano e le grandi produzioni internazionali si nutrono dell’alta moda romana e delle sue atmosfere. L’atelier delle Sorelle Fontana è lo scenario del film di Luciano Emmer Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), e sempre delle Sorelle Fontana sono gli abiti che sfilano nella sartoria torinese del film di Michelangelo Antonioni Le amiche (1955). Ma anche Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, e poi Valentino, Fabiani, Tiziani: sono alcuni dei nomi che si legano al glamour delle attrici della dolce vita.

    Cinecittà e Hollywood sul Tevere. Non è solo una questione di costumi...

    Le attrici italiane e quelle internazionali diventano clienti affezionate delle grandi sartorie romane; e questi creatori diventano il referente privilegiato per i guardaroba personali di icone come Ingrid Bergman, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Silvana Mangano, Kim Novak, Elizabeth Taylor.

    Ingrid Bergman indossa Gattinoni in EUROPA 51 // Gina Lollobrigida indossa gioelli Bulgari, Come September (1961) Directed by Robert Mulligan ©Universal Pictures // Anita Ekberg indossa gioelli Bulgari alla conferenza stampa del film BOCCACCIO 70, 1961
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Interpretazione sartoriale dell’unicità propria delle grandi occasioni, l’abito di alta moda è lo strumento che scandisce l’incedere sul tappeto rosso, che anima i foyer dei grandi teatri la sera della prima, e i saloni dei palazzi nobiliari durante i grandi balli.

    Se fra gli anni quaranta e gli anni cinquanta i volumi esagerati degli abiti sono la superficie dove prendono vita articolati intrecci di ricami preziosi, virtuosismi dell’alto artigianato, negli anni sessanta si trasformano in sofisticate architetture dell’immaginazione, che alla decorazione sostituiscono la ricerca strutturale, tesa alla realizzazione di una costruzione quasi impossibile, perché volutamente e ossessivamente unica e irripetibile.

    Emilio Schuberth Abito da gran sera in raso di seta con decorazioni realizzate con pittura su stoffa, applicazioni e ricami in raso, velluto, tessuto e filato lamé, filo di seta e lana, appartenuto a Marcella Marotta Rossellini, 1951 | Evening gown in silk satin with decorations in painted fabric, appliqués and embroidery in satin, velvet, lamé fabric and yarn, silk thread and wool, worn by Marcella Marotta Rossellini, 1951. Courtesy Collezione privata Gabriella Lo Faro
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Gli abiti da cocktail raccontano di una scansione della giornata elegante dove fanno la loro comparsa termini come tardo pomeriggio e mezza sera, occasioni mondane quasi quotidiane, meno spettacolari dei grandi eventi, ma non meno importanti nel decretare il successo o l’insuccesso del look delle signore alla moda.

    L’abito da cocktail, il palcoscenico di prova
    per le ardite sperimentazioni dei creatori italiani.

    I nomi delle linee si complicano - “a vetro soffiato”, “alternata”, “solare”, “a boule”, “a scatola”, “a stelo”. Nel corso degli anni sessanta le situazioni diventano più rilassate: fanno la loro comparsa i pantaloni, la punta delle scarpe si allarga, il tacco si abbassa e si ispessisce; a volte uno spettacolare bijoux accompagnato da un sandalo gioiello è il vero protagonista della mise.

    Simonetta Abito da cocktail in due pezzi realizzato per il department store californiano I. Magnin & Co., 1955 ca. Etichetta: Simonetta, Roma; I. Magnin & Co. Made in Italy Two-piece cocktail dress, made for the California-based department store I. Magnin & Co., ca. 1955 Label: Simonetta, Roma; I. Magnin & Co. - Made in Italy Courtesy Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    L’attrazione per l’oriente e gli esotismi si trasforma - nell’alta moda italiana - in applicazioni e ricami elaborati e preziosi: motivi floreali, arabeschi e astrazioni geometriche diventano scintillanti campiture della silhouette, posizionate su collo, polsi e orli, e arrivano a invadere l’intera superficie dell’abito.

    Ma lo splendore sontuoso non si esaurisce nella decorazione: nel 1960 il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine insieme al suo giovane collaboratore Federico Forquet, riscuote un grande successo alle manifestazioni di moda fiorentine. L’ensemble di pantalone e casacca racconta di moderne nobildonne mollemente adagiate su montagne di cuscini nei palazzi romani.

    Valentino Abito da sera in raso, linea a toga, interamente bordato con un ricamo di paillettes e strass, indossato da Jacqueline Kennedy Onassis, autunno/inverno 1967-68. One shouldered evening ensemble in satin, edged with an embroidery of sequins and rhinestones, worn by Jacqueline Kennedy Onassis, autumn/winter 1967-68. Courtesy Valentino S.p.a.
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
    a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
    progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
    Galleria 5 

    Paillettes, frange, placche in alluminio, disegni geometrici a rilievo che modulano e animano le sintetiche forme degli abiti: il luccichio metallico è emblema delle visioni del futuro, e di quell’estetica anni sessanta proiettata verso un domani alla moda raccontato così bene nel film di Elio Petri , del 1965. Gli abiti sono plasmati dalle suggestioni Pop e Op dell’arte e annunciano gli scenari siderali di di Stanley Kubrik (1968).

    È l’alta moda che si accorge dei giovanissimi...

    ...che accompagna i balli sincopati e le pose iper- grafiche delle modelle di “Vogue”, e che dai palazzi barocchi della nobiltà romana si sposta sulla pista del Piper Club e fra le scenografie in bianco e nero dei varietà in televisione. 

    Irene Galitzine Pijama palazzo da gran sera in jersey con frange di canottiglie, cristalli e perline in vetro, realizzato per il department store texano Neiman Marcus, autunno/inverno 1960-61. Etichetta: Irene Galitzine, Roma; Neiman Marcus Formal Palazzo Pyjama in jersey fringed with braiding, crystals and glass beads, made for the Texas-based department store Neiman Marcus, autumn/winter 1960-61. Label: Irene Galitzine, Roma; Neiman Marcus Courtesy Galitzine - Archivio Storico
    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015

    CONTROCANTO
    Cinema, fotografia, incontri, lezioni, talk: Controcanto è un ricco programma di approfondimento che accompagnerà la mostra per tutta la sua durata e a cui parteciperanno big della moda e talenti emergenti, designer e critici, studiosi e professionisti.

    Le storie della moda
    MAXXI Auditorium, 11.00 – 13.00 
    Sei appuntamenti per ripercorrere la grande e importante storia della moda italiana del XX e XXI secolo.
    13 dicembre: Mario Lupano and Alessandra Vaccari. 1910-1943: moda e modernismo 
    17 gennaio: Sofia Gnoli. Gli anni Cinquanta dalla Hollywood sul Tevere alla sala bianca 
    14 febbraio: Elda Danese. Gli anni Sessanta. La moda nella strada 
    14 marzo: Luisa Valeriani. Gli anni Settanta (1968-1978): il bazar e il laboratorio 
    11 aprile: Simona Segre Reinach. Gli anni Ottanta: i fondamenti del Made in Italy 
    9 maggio: Maria Luisa Frisa. In Between. La moda italiana contemporanea
    In collaborazione con Altaroma e con il sostegno del Comune di Roma  

    I big della moda
    da gennaio 2015
    Cinque incontri con alcuni protagonisti che hanno contribuito alla diffusione dello stile italiano: Roberto Capucci, Frida Giannini, Antonio Marras, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, il fotografo Giovanni Gastel.  

    Cinema e moda
    a cura di Mario Sesti
    dal 21 gennaio 2015
    Tre appuntamenti, due film classici e un documentario, per raccontare le connessioni tra cinema e moda nella stagione della Dolce Vita e della Hollywood sul Tevere. Saranno proiettati film cult come 8 1/2  di Federico Fellini (1963) e La decima vittima di Elio Petri (1965), oltre a un documentario seguito dall’incontro col costumista Premio Oscar Piero Tosi.
    Realizzato in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma  

    La biblioteca è di moda
    dicembre 2014 – aprile 2015
    L'offerta libraria di MAXXI B.A.S.E. si amplia attraverso creazione di una "Rete delle Biblioteche della moda" per soddisfare curiosità, ricerche e stimoli suscitati dalla visita alla mostra. L’iniziativa, in collaborazione con la Biblioteca dell'Accademia di costume e di moda di Roma, la Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma, la Biblioteca di design industriale e della moda – Università IUAV di Venezia e la Biblioteca del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume di Palazzo Mocenigo di Venezia, promuove e valorizza i preziosi patrimoni di volumi sulla moda delle altre istituzioni che partecipano al progetto.
    Per gli studenti dell'Accademia di costume e di moda e di Scienze del costume e della moda della Sapienza Università di Roma è consentito l'accesso gratuito presso il B.A.S.E. per tutto il periodo della mostra.

    Fashion Photography Masterclass con Mustafa Sabbagh
    15 e 16 marzo 2015
    La Masterclass, riservata a 10 partecipanti scelti dalle più prestigiose scuole di fotografia europee, offrirà un’importante occasione di approfondimento. All’autore dei migliori scatti sarà dedicato un servizio su un magazine di moda e design e una proiezione speciale one-day, al MAXXI.
    Promosso da MAXXI e IUAV in collaborazione con AltaRoma
    
Con il sostegno di: DG tales, L’Oreal e Accademia L'Oreal. Media partner: ID Magazine

    Controcanto è realizzato in collaborazione con Alta Roma. 

    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici

  • 2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015

    Il MAXXI in famiglia: Dress me up!
    sabato 13 dicembre ore 16
    Laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni
    Esplorando insieme alle famiglie la mostra, scopriamo gli abiti di alta moda del Made in Italy e poi in laboratorio reinterpretiamo attraverso sagome, collage e tanta fantasia il fashion style di un tempo. Durante la visita osserviamo una selezione di abiti e fotografie d'epoca mettendo in risalto lo stile e gli aspetti tecnici come il taglio, la manifattura, i tessuti utilizzati e gli accessori, in un percorso che segue le "volute" della pista da corsa a cui si ispira l'allestimento. In laboratorio ogni famiglia ha a disposizione figure sagomate in cartoncino da ritagliare e vestire attraverso il collage di tessuti e materiali diversi ispirandosi alle creazioni viste in mostra.
    Info
    durata 1h e 30'
    € 8 a bambino, gratuito per l'adulto accompagnatore + biglietto di ingresso € 4 per i bambini dei possessori della card myMAXXI
    prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 063201954

    Visite-esplorazioni
    da martedì 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015
    Un percorso di esplorazione tra creazioni di alta moda, opere d'arte e fotografie per scoprire le atmosfere e gli stili di un periodo (1945-1968) che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale.
    Info
    durata 1h e 30'
    dal martedì al venerdì dalle ore 11
    per le scuole secondarie di primo e secondo grado
    € 100 a gruppo classe (max 30 persone) + biglietto di ingresso (gratuito per gli studenti fino a 14 anni e per 1 insegnante ogni 10 studenti, ridotto € 4 a studente oltre i 15 anni)
    prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 063201954

    Scopri Bulgari
    Scopri AltaRoma Scopri YooxAltri partner
    Partner tecnici
]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/01/bellissima/feed/ 0
Huang Yong Ping. Bâton Serpent http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/04/huang-yong-ping/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/04/huang-yong-ping/#comments Mon, 04 Aug 2014 13:19:01 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37920
  • Huang Yong Ping
    19 dicembre 2014 - 24 maggio 2015
    Gallerie 1 e 3 e Piazza del museo
    a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci

    Con una sfida ai tradizionali linguaggi dell’arte, pronto a esprimere tensioni e scardinare miti e utopie dell’epoca contemporanea, Huang Yong Ping presenta per la prima volta in Italia installazioni dalle dimensioni monumentali, diverse sculture e una ricca documentazione delle opere.

    Baton De SerpentHuang Yong Ping, Baton De Serpent, 2014

    “Aronne gettò il bastone
    davanti al faraone
    e davanti ai suoi servi
    ed esso divenne un serpente”.

    Esodo 7, Antico Testamento

    Il titolo di una mostra così escatologica non poteva che ispirarsi al famoso passo biblico che racconta il miracolo della trasformazione di un bastone in serpente.

    L'intera esposizione è concepita come un “esodo”, una migrazione dei poteri e dei saperi, un processo di liberazione ed emancipazione dai valori sociali e culturali prestabiliti.

    Fondatore di uno dei più importanti movimenti dell’avanguardia cinese, l'artista mette in discussione l’egemonia razionalista e antropocentrica di un’umanità sempre più lontana dalle proprie origini.

    Bâton Serpent affronta gli effetti della globalizzazione, le negoziazioni culturali, la migrazione, il neo-colonialismo, i conflitti religiosi, le trasformazioni economiche, i fondamentalismi politici.
    L’artista analizza la situazione geopolitica attuale mediante una dialettica complessa e ambivalente che, da un lato, racconta l’intreccio di dinamiche storiche, culturali e politiche, dall’altro, propone un nuovo dialogo tra religioni e culture.

    La forza visionaria delle opere si misura e si amplifica con gli spazi del museo e si articola in tre tappe, corrispondenti ai tre spazi espositivi.

  • Huang Yong Ping 19 dicembre 2014 - 24 maggio 2015
    Gallerie 1 e 3 e Piazza del museo
    a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci

    Huang Yong Ping, Construction Site, 2007
     

    Quando il confronto diventa scontro.

    Il percorso della mostra inizia nella piazza, dov'è esposta Construction Site (2007) che riproduce un grande minareto, la torre generalmente presente nelle moschee da cui il muezzin (mu’adhdhin) chiama alla preghiera i devoti di Allah cinque volte al giorno.

    La visione del minareto è impedita da una barriera di stoffa che evoca i lavori di restauro in corso per la salvaguardia della cupola della Basilica di Santa Sophia (1997–2002) e suggerisce una riflessione sull’accessibilità dei luoghi sacri. Il minareto invece ha una doppia valenza: da un lato riflette sul tema della religione come unico strumento per raggiungere le alte sfere del cielo e dall’altro rappresenta una satira contro alcuni preconcetti occidentali sulla natura minacciosa dell’Islam.

    Ehi Ehi Sina Sina (2006), il grande mulino da preghiera taoista (chokor), rappresenta invece la sintesi tra il più intimo raccoglimento spirituale e la violenza delle guerre religiose che animano il mondo. Quando è in movimento, il cilindro compie un giro su se stesso suggerendo l’alzarsi al cielo delle preghiere e la loro distribuzione in tutte le direzioni dello spazio.

    Da un lato incarna il principio della non-violenza insita nella spiritualità Buddista, ma dall’altro rappresenta un pericolo imminente: il tronco che sostiene il mulino è l’immagine di un’arma cinese, chiamata "mao", il coperchio ricorda la forma di uno scudo e il forte movimento del mulino evoca il dialogo minaccioso tra religione e politica.

    Ehi Ehi Sina SinaHuang Yong Ping, Ehi Ehi Sina Sina, 2006
     

    Bâton de Serpent (2014) - che ha ispirato il titolo della mostra - attraversa la Galleria con un monumentale scheletro di un serpente di alluminio che collega simbolicamente il cielo alla terra.
    Questa versione dell’opera è lunga ben 40 metri ed è vicina alla mitologia cinese, quella pagana e alla religione cristiana con le sue molteplici e contrapposte associazioni: la saggezza, la conoscenza, la paura, la creazione, l'inganno, la fortuna...

    Riferimenti religiosi caratterizzano anche i lavori come La chaise à prière (2010) una sedia rovesciata su cui è scritto un passo della Bibbia dal libro di Giobbe e Camel (2012), un cammello imbalsamato che riporta sul fianco un passo del Vangelo di Matteo, mentre 95 bras de Guanyin (1997-2014), uno scolabottiglie di duchampiana memoria su cui sono infilate tante braccia umane che reggono oggetti di varia natura, è un chiaro riferimento al desiderio di confronto e scambio tra le diverse culture e religioni.

    ChefsHuang Yong Ping, Chefs, 2012
     

    Nella Galleria 3 il visitatore viene invitato a riflettere sulle forze che guidano l’umanità: Chefs (2012) è un’installazione composta dalle teste degli animali che guidano il branco.
    Vivere insieme significa rispettare delle regole che prevedono una gerarchia e una suddivisione dei compiti, bisogna rivalutare la comprensione della relazione sia con gli altri sia con il mondo in cui viviamo.

    La mostra prosegue con Bugarach (2012): l’opera, che riflette sui sistemi di potere culturali e politici, è una miniatura della montagna di Bugarach in Francia, considerata nel 2012 l’unico posto in cui trovare scampo all’apocalisse prevista dai Maya.

    Il destino del mondo
    non si basa forse su
    contraddizioni e conflitti eterni?

    Lamb Plant (2012) è l’animale vegetale con cui l’artista affronta il tema della biopolitica ed esplora le pratiche con cui il potere gestisce le discipline del corpo.

    A chiudere il percorso espositivo La Carte du Monde (2000-2001), una sorta di guida per un ipotetico viaggio nel futuro dell’umanità.

    Lamb PlantHuang Yong Ping, Lamb Plant, 2012 

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/04/huang-yong-ping/feed/ 0
Architettura in uniforme http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/25/architecture-in-unifrom/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/25/architecture-in-unifrom/#comments Fri, 25 Jul 2014 14:30:16 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=37924
19 dicembre 2014 – 3 maggio 2015
Galleria 1
a cura di Jean Louis Cohen

La Seconda Guerra Mondiale, che tra il 1939 e il 1945 infiammò quattro continenti, coinvolse indistintamente militari e civili, facendo appello a tutte le risorse umane dei belligeranti.
Neppure l’architettura poté sottrarsi a tale mobilitazione e, contrariamente a quanto afferma ancora oggi la maggior parte dei racconti storici, conobbe un periodo ricco di ricerche e di trasformazioni.

La mostra Architettura in uniforme. Progettare e costruire per la seconda guerra mondiale, basandosi su decenni di ricerche d’archivio e sul campo, racconta che cosa è successo all’architettura durante questo periodo ed esplora i diversi modi in cui gli architetti sono stati coinvolti e hanno lavorato, in ogni Paese.

Composta da un’ampia sezione internazionale, con scoperte e immagini spettacolari, per l’edizione al MAXXI, la mostra si arricchisce di una consistente sezione dedicata all’Italia, e all’incessante attività edilizia e urbanistica che già in quegli anni mette le basi per il futuro boom edilizio del dopoguerra.

LE PILLOLE DI JEAN LOUIS COHEN
Scopri la mostra attraverso i video
I video della visita speciale alla mostra in compagnia del curatore Jean Louis Cohen, che racconta chi sono i protagonisti, i temi, le opere che hanno avuto un ruolo importante durante la Seconda Guerra Mondiale. Dai protagonisti della mostra – gli architetti – agli oggetti in mostra, dalle storie sugli edifici alle influenze della guerra sul cinema.


 

Una mostra concepita e realizzata nel 2011 dal Canadian Centre for Architecture di Montreal, adattata dalla Cité de l’Architecture et du patrimoine, Parigi e dal MAXXI, Roma

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2014/07/25/architecture-in-unifrom/feed/ 0
Lina Bo Bardi in Italia. “Quello che volevo, era avere Storia” http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/01/lina-bo-bardi-in-italia/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/01/lina-bo-bardi-in-italia/#comments Mon, 01 Dec 2014 11:46:04 +0000 PC http://www.fondazionemaxxi.it/?p=45598
  • 19 dicembre 2014 - 3 maggio 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Non ho mai voluto essere giovane.
     
    Quello che volevo, era avere Storia
     
     

    Una “piccola mostra” dedicata a una “grande figura”, Lina Bo Bardi, una pioniera dell’architettura italiana, in occasione del centenario della nascita. 

    La mostra, con bozzetti originali e fotografie, video e filmati d’epoca, riviste e documenti d’archivio, ripercorre a ritroso la storia di Lina Bo: dal 1946, anno della partenza per il Sud America con il marito Pietro Maria Bardi alla laurea a Roma nel 1939.
    Il racconto degli anni intensi e travagliati vissuti a Milano, prima della partenza per il Brasile, paese dove Lina sceglierà di vivere trovando piena soddisfazione personale e professionale.
    Insieme a Carlo Pagani realizza le sue prime esperienze progettuali, pur limitate dalla guerra, e parallelamente si impegna nelle redazioni di diversi periodici di architettura e riviste divulgative.

    Oltre a realizzare edifici connotati da una grande forza materica ed espressiva, Lina dà vita ad un variopinto mondo immaginifico sulla carta dei suoi disegni: un personalissimo universo iconografico che accompagnerà sempre il suo percorso progettuale. La Storia di Lina Bo Bardi comincia dunque così: una storia fatta di idee allora all’avanguardia, oggi ancora attualissime; una storia tutta scritta e disegnata da lei.



     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma

  • 19 dicembre 2014 - 3 maggio 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Tutta l’Italia era abbastanza ferma.
     
      Ma Milano no
     
     

     




    Achillina Bo nasce a Roma il 5 dicembre 1914 e, dopo gli studi presso il liceo artistico della Capitale, si laurea in architettura nel 1939. Subito dopo la laurea si trasferisce a Milano, dove insieme al collega Carlo Pagani collabora con Gio Ponti nelle redazioni di Domus e Stile.

    Qui Lina apre uno studio con Pagani, distrutto durante i bombardamenti nel 1943, e contemporaneamente porta avanti un’intensa attività di illustratrice e pubblicista per le riviste Grazia, L’Illustrazione Italiana, Bellezza, Vetrina e Negozio, Cordelia, Tempo, Aria d’Italia e Milano Sera.

    Successivamente diventa insieme a Carlo Pagani, vicedirettore di Domus e direttore della collana Quaderni di Domus. Nel 1945 è tra i fondatori della rivista A con Bruno Zevi e Carlo Pagani. Nell’agosto del 1946 sposa a Roma Pietro Maria Bardi e, appena un mese dopo, partono insieme per il Sud America: la prima tappa del loro viaggio è il Brasile.

     

     

     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma
  • 19 dicembre 2014 - 3 maggio 2015 
    a cura di Margherita Guccione
    Centro Archivi MAXXI Architettura
     

    — Ho sentito che l’unica via
     
    era quella dell’oggettività e della razionalità
     
     

    Domus 

    Lina Bo, insieme a Carlo Pagani, inizia a collaborare con la rivista “Domus” nella seconda metà del 1940, ovvero nell’ultimo periodo della direzione pontiana, esordendo con il progetto “Casa sul Mare di Sicilia” e con alcuni contributi progettuali o d’illustrazione. Questa prima fase di partecipazione a “Domus” si conclude nel dicembre del 1940, quando Lina e Carlo seguono Ponti nella redazione della nuova rivista “Lo Stile”. Nel 1944 Lina e Carlo, su invito dell’editore Gianni Mazzocchi, tornano a “Domus” con il ruolo di vicedirettori. Nel 1945, nonostante la pubblicazione di “Domus” venga temporaneamente sospesa, i due architetti creano e dirigono la collana “Quaderni di Domus”, composta da piccoli volumi monografici dedicati all’attrezzatura della casa moderna.

    Lo Stile 

    Quando Ponti lascia la direzione di “Domus” e, in aperto contrasto con Mazzocchi, crea la concorrenziale rivista “Lo Stile nella casa e nell’arredamento”, coinvolge nella nuova avventura editoriale i suoi giovani collaboratori Lina Bo e Carlo Pagani. Il nuovo mensile è edito da Garzanti ed è dedicato alle arti italiane. Lina vi collabora costantemente, insieme a Carlo, con progetti prevalentemente d’arredo e di interni, tra cui alcuni realizzati che testimoniano il suo attivo impegno nella professione in questi anni milanesi. Inoltre Lina dà spesso il suo contributo alle bellissime copertine di “Stile”, insieme con Ponti o sotto l’acronimo Gienlica, che raccoglie i nomi di Gio Ponti, Enrico Bo — il padre di Lina —, Lina stessa e Carlo Pagani.

     

    A 

    Ideata originariamente da Lina Bo e Carlo Pagani e realizzata con il contributo di Bruno Zevi, la rivista “A” vede la luce il 15 febbraio 1946, pubblicata da “Editoriale Domus” come innovativo quindicinale in grado di “rendere il problema dell’architettura alla portata di tutti”. La trasformazione in settimanale, per consentire una maggiore divulgazione dei temi legati al dopoguerra e alla ricostruzione, avverrà a partire dal settimo numero, quando il titolo muterà in “A Cultura della vita”, ma l’esperienza si concluderà a giugno del 1946, dopo soli nove fascicoli, per volontà dell’editore. Alcune foto scattate da Federico Patellani durante il viaggio documentario compiuto con Lina e Carlo troveranno spazio nella rivista; le copertine degli ultimi tre numeri ospiteranno ironiche vignette disegnate da Lina Bo.

    Grazia  e le altre riviste

    Tra le collaborazioni con periodici di ampia diffusione, senz’altro prevalente è quella con “Grazia. Un’amica al vostro fianco”. Qui Lina — assiduamente tra il 1941 e il 1943, e poi ancora nel 1946 — quasi sempre con Carlo Pagani, tiene una rubrica in cui presenta soluzioni e modelli di pratico uso per la sistemazione degli arredi e degli spazi interni ed esterni della casa. Significativo è anche il contributo a “Bellezza”, rivista di moda dell’alveo pontiano, in cui Lina, pur in modo più saltuario, lavora esclusivamente come illustratrice creando un curioso universo tra immaginazione e realtà. Tale mondo si ritrova anche nei disegni che accompagnano le uscite di due romanzi a puntate La scure d’argento e Magoometto sulle pagine de “L’Illustrazione Italiana”. Isolati ma rilevanti contributi si rintracciano anche in “Aria d’Italia”, “Cordelia”, “Tempo”, “Milano Sera”, “Vetrina e Negozio”.

     

    In collaborazione con Domus e l’Instituto Lina Bo e Pietro M. Bardi
    Sponsor tecnico ARPER SpA
    Con la partecipazione di The Piranesi Experience, Roma
]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/01/lina-bo-bardi-in-italia/feed/ 0
The Independent http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/nero-la-scrittura-degli-echi/ http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/nero-la-scrittura-degli-echi/#comments Wed, 18 Feb 2015 16:54:16 +0000 PC http://www.fondazionemaxxi.it/?p=46391
un progetto di Hou Hanru
a cura di Giulia Ferracci e Elena Motisi

Oggi la cultura contemporanea passa per canali non ufficiali, che hanno generato una via alternativa ai modi tradizionali di “fare cultura”.
Il MAXXI prosegue nell’identificazione di queste realtà con il progetto The Independent dedicato alla promozione degli spazi e del pensiero indipendente presenti sul territorio nazionale e internazionale e continuando a proporsi come piattaforma e hub di forze creative emergenti.

Dopo la presentazione tra giugno e settembre 2014 dei due gruppi italiani cura., di base a Roma, e Isola Art Center, di Milano, il progetto questa volta vede protagonista NERO trimestrale di cultura contemporanea di base a Roma, ma anche agenzia che opera nel campo della cultura e delle arti producendo eventi e mostre d’arte contemporanea, libri, cataloghi e edizioni d’artista.

27 febbraio – 7 giugno
NERO. La scrittura degli echi
La scrittura degli echi è un lavoro basato sul suono, un palinsesto giornaliero di contributi audio che vengono diffusi attraverso il sistema delle comunicazioni di servizio del museo per trasmettere una voce collettiva ed effimera: interventi liberi, originali e non, di diversi autori sotto forma di registrazioni, reading, estratti e sonorizzazioni.

Ogni giorno e in modo imprevisto
le sale del museo sono attraversate da tracce audio

Artisti, scrittori, fotografi, musicisti e intellettuali hanno contribuito al progetto in modo libero, costruendo una storia “uditiva” originale e atipica: 90 voci di protagonisti della scena culturale italiana e internazionale, costruiscono una voce collettiva ed effimera capace di confrontarsi in modo indiretto con la struttura museale.

La scrittura degli echi raccoglie i contributi audio di: Acchiappashpirt, After Howl, Cory Arcangel, Gianfranco Baruchello, Chiara Barzini, Elisabetta Benassi, Riccardo Benassi, Alicja Bielawska, Ross Birrell, Massimiliano Bomba, Carola Bonfili and Francesco Fonassi, Giorgio Andreotta Calò, Giuseppe Casetti, Lorenzo Castore, Spartacus Chetwynd, Alessandro Cicoria, Mike Cooper, Claudia Comte, Matthias Connor with Oliver Payne and Brian Degraw, Nina Cristante, Enzo Cucchi, Tony Cutrone, Dario D’Aronco, Emanuele De Raymondi, Costantino Della Gherardesca, Goldschmied & Chiari, Filippo de Pisis, Rä di Martino, Stanislao Di Giugno, Canedicoda, Dunja Herzog, Esc, Bob Flanagan, Mario Garcia Torres, Gelitin, Francesca Grilli, Grip Casino, Helena Hladilová, Heroin In Tahiti, Invernomuto, Tobias Kaspar, Salvatore Lacagnina, Vincenzo Latronico, Emiliano Maggi, Marcello Maloberti, Miltos Manetas, Michele Manfellotto, Fabio Mauri, Mark Morgan, Maurizio Nannucci, Matteo Nasini, Caterina Nelli, Olaf Nicolai, Giorgio Orbi, Eddie Peake, Francesco Pecoraro, Nicola Pecoraro, Luana Perilli, Alessandro Piangiamore, Cesare Pietroiusti, Giuseppe Pietroniro, Fabio Marco Pirovino, Gianni Politi, Riccardo Previdi, Primitive Art, Federico Proietti, Marco Raparelli, Max Renkel, Moira Ricci, Claudio Rocchetti, Amelia Rosselli, Andrea Salvino, Thomas Sauter, Lele Saveri, Nora Schultz, Marinella Senatore, Lorenzo Senni, Sissi, Davide Stucchi, Tijana Mamula, Luca Trevisani, Patrick Tuttofuoco, Nico Vascellari, Valentina Vetturi, Johanna Viprey, Vipra, Luca Vitone.

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/nero-la-scrittura-degli-echi/feed/ 0
LOCAL ICONS. Greetings from Rome http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/18/local-icons-greetings-from-rome/ http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/18/local-icons-greetings-from-rome/#comments Thu, 18 Dec 2014 15:14:35 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=46363
27 marzo – 7 giugno 2015
Sala Carlo Scarpa
a cura Domitilla Dardi e Giulio Cappellini

Identità, località, memoria e ricordo
L’unicità di Roma rivisitata in chiave contemporanea da sette designer

Gentucca Bini, Lanzavecchia + Wai, Marta Laudani e Marco Romanelli, Paola Navone, Patricia Urquiola, Stefano Giovannoni, Zanellato/Bortotto sono i protagonisti di LOCAL ICONS. Greetings from Rome, il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra il MAXXI e Alcantara.

Dal talento e dalla sensibilità di questi autori, nasce una piccola collezione ispirata a Roma e alla ricchezza del suo immaginario culturale, storico e popolare: oggetti che fanno parte del nostro patrimonio di ricordi, che rievocano personalissime emozioni e che la versatilità di un materiale unico come Alcantara ha interpretato cogliendo il significato più profondo di ogni progetto.

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2014/12/18/local-icons-greetings-from-rome/feed/ 0
Gli angeli degli eroi di Flavio Favelli http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/mostra-flavio-favelli/ http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/mostra-flavio-favelli/#comments Wed, 18 Feb 2015 16:00:26 +0000 Angela http://www.fondazionemaxxi.it/?p=47352
2 aprile – 7 giugno 2015
Hall del MAXXI
In occasione mostra Architettura in uniforme

Il mondo delle guerre rimane immutabile
e aleggia sospeso sopra il nostro indaffarato quotidiano

Progetto speciale di Flavio Favelli, commissionato dal MAXXI, Gli Angeli degli Eroi pone lo sguardo su tutti i militari italiani caduti in missione all’estero.
Una grande lista, un semplice elenco, dipinto sul muro della hall del museo, che ricorda le lapidi commemorative, con i nomi degli oltre 150 militari italiani caduti nelle missioni di pace nella storia della Repubblica, dalla prima vittima del 1950 fino ad oggi.

“L’Italia, a differenza di altri paesi europei, ha un rapporto contraddittorio e sofferto con il suo esercito che è spesso percepito come un ente estraneo e lontano, mai reale (…). Le notizia dei militari caduti all’estero hanno dato ai soldati volti di persone normali, spesso giovani, con le loro storie quotidiane e le loro immagini, ritratti in divisa ma anche nella vita civile e quotidiana (…) Il mondo della guerra rimane immutabile e aleggia sospeso, fra le parentesi del fascino delle marce marziali e l’orrore dei morti di ogni conflitto”.
Flavio Favelli

Nel 2011 moriva in Afghanistan il militare Luca Sanna e i parenti al funerale scrissero una preghiera su un cartello in suo onore:

CARO LUCA GRAZIE!
GLI ANGELI DEGLI EROI
TI SORRIDONO
MENTRE TI FANNO
LA SCORTA D’ONORE
FINO ALLA LUCE
DI DIO IN PARADISO!!!
VIVA L’ITALIA

Gli Angeli degli Eroi vuole ricordare tutto questo.

Il progetto, pensato originariamente come un murale per un intervento urbano, nasce in collaborazione con Nosadella.due – Independent Residency for Public Art per la città di Bologna.

Il mondo militare è un mondo parallelo
coi suoi tempi, luoghi, persone, poteri ed economie.

Gli angeli degli eroi di Flavio Favelli

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/18/mostra-flavio-favelli/feed/ 0
Sue Proprie Mani di Adrian Paci e Roland Sejko http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/12/mostra-adrian-paci-e-roland-sejko/ http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/12/mostra-adrian-paci-e-roland-sejko/#comments Thu, 12 Feb 2015 17:33:37 +0000 Angela http://www.fondazionemaxxi.it/?p=47359
2 aprile – 7 giugno 2015
Sala Gian Ferrari
a cura di Cristiana Perrella
In occasione mostra Architettura in uniforme

Alla fine degli anni 2000 l’Archivio di Stato dell’Albania pubblicò la notizia del ritrovamento, nei suoi magazzini, di due sacchetti di iuta segnati con una semplice etichetta dal titolo: “Corrispondenza dei cittadini italiani in Albania”.

Centinaia di lettere,
scritte tra il 1945 e il 1946,
dagli italiani che alla fine della seconda guerra mondiale
si trovavano in Albania in attesa di essere rimpatriati e dei loro parenti in Italia,
non sono mai giunte a destinazione…

In occasione della mostra Architettura in Uniforme Adrian Paci e Roland Sejko riflettono su questa vicenda.

Frutto della collaborazione tra Adrian Paci, uno dei più interessanti artisti operanti in Italia, e Roland Sejko, regista e vincitore di un David di Donatello con il documentario Anija – La Nave, Sue Proprie Mani è una riflessione sulla presenza degli Italiani in Albania alla fine della seconda Guerra Mondiale. Il progetto affronta il tema dello sradicamento e della lontananza forzata dalla propria terra prendendo le mosse da una vicenda del secondo dopoguerra italiano conosciuta da pochi.

Una videoinstallazione, con filmati girati nell’ex-palazzo di Re Zog a Durazzo e proiettati su 5 grandi schermi, mostra attori di provenienza internazionale in abiti d’epoca. Tra le loro mani una lettera: destinatari o mittenti, forse solo testimoni, appaiono e scompaiono, mentre in sottofondo vengono letti frammenti di quelle lettere mai lette.

Tracciano così le vite di circa 24.000 italiani (ex-soldati ma anche operai, medici, commercianti, ingegneri, giunti durante l’occupazione italiana) che a guerra finita sono rimasti intrappolati in quella terra, senza poter tornare, pedine di scambio in un gioco politico che durerà fino al 1949, quando l’Italia e l’Albania instaureranno rapporti diplomatici.

Gli autori ringraziano per la collaborazione l’Archivio di Stato dell’Albania, Herno, Apulia Film Commission, Poste Italiane, Farani Sartoria Teatrale (Roma), Musagates, galleria kaufmann repetto (Milano-New York), Peter Kilchmann gallery, (Zurich).
Il lavoro è prodotto da Kube Studios, Tirana, costumi di Antonella Cannarozzi.

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/02/12/mostra-adrian-paci-e-roland-sejko/feed/ 0
The Independent. Percorsi informali http://www.fondazionemaxxi.it/2015/03/26/the-independent-percorsi-informali/ http://www.fondazionemaxxi.it/2015/03/26/the-independent-percorsi-informali/#comments Thu, 26 Mar 2015 10:13:56 +0000 PC http://www.fondazionemaxxi.it/?p=48672
2 aprile – 3 maggio 2015
un progetto di Hou Hanru
a cura di Giulia Ferracci e Elena Motisi
Galleria 2bis

Se fossi della Borghesiana,
saprei che i marciapiedi non sono eterni:
li avrei visti nascere, invecchiare e morire.
Ma non sono della Borghesiana:
l’asfalto ha per me la fissità del cristallo.

- PHILIPPE VASSET -

Il progetto Percorsi informali nasce dall’incontro fra il collettivo SMU-research e lo scrittore francese Philippe Vasset, residente presso l’Accademia di Francia a Villa Medici.

Al centro di questa collaborazione è la complessa realtà di Valle Borghesiana, punto di inizio della ricerca del gruppo che rappresenta in modo emblematico i processi di autopianificazione e autogestione del territorio presenti in molte zone dell’Italia, costituite quasi interamente da edilizia abusiva.

L’esposizione presenta un estratto del lavoro svolto dal gruppo in stretto rapporto con i cittadini del quartiere e in mostra sono presentate opere, testi, materiali di ricerca e documentazioni
Controcanto al lavoro degli SMU-research è la narrazione di Vasset che invade la galleria attraverso la dimensione immateriale della voce nello spazio e quella fisica della scrittura sulle pareti.

Parte integrante di Percorsi Informali è il ciclo di Public speech che ogni settimana “attiva” lo spazio della galleria con Narrazioni, Visioni e Autorganizzazioni.
Le riprese di questi incontri con artisti, attivisti, critici e intellettuali resteranno a disposizione del pubblico negli spazi della mostra per tutta la sua durata.


mercoledì 1 aprile, ore 19.00
TAVOLA ROTONDA
Hanru Hou | SMU-research: J. Becker, C. Cellamare, C. Hanussek, A. Lanzetta, A. Perin, S.Perin | Philippe Vasset | Alison Crawshaw | Sabine Bitter & Helmut Weber | Hartmut Burggrabe

giovedì 9 aprile 17.00
NARRAZIONI
Pippo Ciorra | Gruppo G124 (Francesco Lorenzi) | Philippe Vasset | Giovanni Attili | Lorenzo Romito | Alexander Schellow

venerdì 17 aprile, 17.00
VISIONI
Alessio Rosati | Alessandro Lanzetta | Massimo Ilardi | Aldo Aymonino | Alessandra Criconia

venerdì 24 aprile 17.00
AUTORGANIZZAZIONI
Carlo Cellamare | Valerio Muscella e/and Paolo Palermo | Stefano Montesi e/and Roberto De Angelis | Francesco Caruso | Metropoliz | Antonella Perin

Il Dipartimento educazione offre alla comunità di Valle Borghesiana che ha contribuito alla realizzazione del progetto Percorsi informali visite gratuite alla mostra. Per maggiori informazioni: edumaxxi@fondazionemaxxi.it

THE INDEPENDENT è un progetto di ricerca incentrato sull’identificazione e promozione degli spazi e del pensiero indipendente; è il manifesto che il MAXXI ha scelto di utilizzare per ampliare i confini dell’istituzione museale, indagare la contemporaneità e incoraggiare la cultura “della differenza”. Il progetto esplora i contenuti delle forze creative più innovative; monitora la crescita degli spazi autonomi presenti sul territorio nazionale e internazionale; diffonde il pensiero critico e indipendente; offre uno spazio di condivisione delle esperienze contemporanea e indaga la linea di ricerca di canali non istituzionali.
]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/03/26/the-independent-percorsi-informali/feed/ 0
I Martedì Critici http://www.fondazionemaxxi.it/2015/04/24/i-martedi-critici-6/ http://www.fondazionemaxxi.it/2015/04/24/i-martedi-critici-6/#comments Fri, 24 Apr 2015 10:35:27 +0000 CF http://www.fondazionemaxxi.it/?p=49401
Riprende con la stagione primaverile l’appuntamento dei Martedì critici, gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea dell’arte giunti al quinto anno di programmazione. Gli ospiti, secondo una formula collaudata, vengono intervistati in pubblico da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti.

martedì 28 aprile, ore 18.00
I martedì critici
con Franco Purini

MAXXI B.A.S.E. – Sala Graziella Lonardi Buontempo – ingresso libero fino a esaurimento posti

Celebre architetto italiano, esponente del neorazionalismo e protagonista della cosiddetta “architettura disegnata”, Franco Purini ha influenzato fin dagli anni Settanta la cultura architettonica internazionale, grazie al suo contributo progettuale e teorico. I suoi progetti sono ricchi di suggestioni che rimandano alle architetture visionarie di Giovan Battista Piranesi, alle atmosfere metafisiche, al razionalismo e alla tradizione classica.
Nel 1985 Purini si è aggiudicato il Leone di pietra della Biennale di Venezia nel 1985 per il progetto del ponte dell’Accademia e il premio nazionale IN/Arch, dell’Istituto nazionale di architettura nel 1991-1992 per l’intervento residenziale a Napoli.
A gennaio 2015 la Triennale di Milano gli ha dedicato la mostra La serie e il paradigma. Franco Purini e l’arte del disegno presso i Moderni che indaga il ruolo e il valore del disegno manuale oggi, nell’era digitale.

Media partner Artribune

Foto Rodolfo Fiorenza

]]>
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/04/24/i-martedi-critici-6/feed/ 0