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	<title>MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo &#187; Artisti</title>
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		<title>Tan, Fiona</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 17:54:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nata a Pekanbaru in Indonesia, Fiona Tan si è trasferita in Olanda nel 1988.
Dopo aver completato il suo BFA presso la Gerrit Rietveld Academie nel 1992, Fiona Tan continua i suoi studi al Rijksakademie van Beeldende Kunst sempre ad Amsterdam dove vive e lavora tuttora.
Artista affermata a livello internazionale, lavora principalmente con il video e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nata a Pekanbaru in Indonesia, Fiona Tan si è trasferita in Olanda nel 1988.<br />
Dopo aver completato il suo BFA presso la Gerrit Rietveld Academie nel 1992, Fiona Tan continua i suoi studi al Rijksakademie van Beeldende Kunst sempre ad Amsterdam dove vive e lavora tuttora.<br />
Artista affermata a livello internazionale, lavora principalmente con il video e la fotografia.<br />
I suoi video sono caratterizzati da un forte tratto espressivo, frutto dell’idea stessa del viaggio, dello spostamento, della mutazione e del rapporto tra occidente e oriente. I concetti dello spazio e tempo, divengono dimensione del pensiero e non mera convenzione funzionale all’esistenza quotidiana. È proprio per tale motivo che il nucleo della sua poetica risiede nell’elaborazione profonda della memoria, nell’emersione, organizzata visivamente, del ricordo poi contestualizzato artisticamente in un apparato creativo attuale, anche grazie a un sapiente ed elegante uso della tecnologia.</p>
<p><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2013/01/fiona08.jpg"><img src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2013/01/fiona08.jpg" alt="" title="fiona08" width="550" height="500" class="alignnone size-full wp-image-27958" /></a></p>
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		<title>Koons, Jeff</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 10:47:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Nato a York in Pennsylvania nel 1955, Jeff Koons è uno degli artisti viventi più quotati al mondo, considerato un’icona neo-pop e conosciuto come un illustratore ironico del consumismo americano. Ha studiato all’Art Institute di Chicago e ha conseguito un Bachelor of Fine Arts al Maryland Institute College of Art di Baltimora nel 1976.
Il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nato a York in Pennsylvania nel 1955, Jeff Koons è uno degli artisti viventi più quotati al mondo, considerato un’icona neo-pop e conosciuto come un illustratore ironico del consumismo americano. Ha studiato all’Art Institute di Chicago e ha conseguito un Bachelor of Fine Arts al Maryland Institute College of Art di Baltimora nel 1976.<br />
Il suo lavoro si ispira a immagini e oggetti della cultura popolare, riflettendo sulla questione del gusto e del piacere visivo. La sua riflessione parte dalla diffusione dello stile kitsch e si esprimersi attraverso un’ampia gamma di tecniche che comprendono installazioni, sculture e dipinti.<br />
I lavori di Koons sono stati celebrati dai maggiori musei del mondo fin dal 1980 quando espone al New Museum of Contemporary Art di New York. Sue mostre personali si sono tenute al  Museum of Contemporary Art di Chicago (1988), al Walker Art Center di Minneapolis (1993), al Deutsche Guggenheim di Berlino (2000), alla Kunsthaus di Bregenz (2001), al Museo Archeologico di Napoli (2003), all’Astrup Fearnley Museum of Modern Art di Oslo (2004) e all’Helsinki Art Museum (2005). Nel 2008, la serie <em>Celebration</em> è stata presentata alla Neue Nationalgalerie di Berlino e sulla terrazza del Metropolitan Museum of Art di New York. Nello stesso anno la sua grande retrospettiva al Museum of Contemporary Art di Chicago ha superato il record di presenze del museo con oltre 86.000 visitatori.<br />
Attualmente il suo lavoro è esposto alla fondazione Beyeler di Basilea.</p>
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		<title>Kentridge, William</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2012 08:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[William Kentridge è nato a Johannesburg nel 1955 ed è considerato uno dei maggiori artisti viventi al mondo.
Ha conseguito un Bachelor of Arts Politics and African Studies e in seguito il diploma in Fine Arts presso la Johannesburg Art Foundation. Alla fine degli anni Settanta, ha studiato mimo e teatro alla École Internationale de Théâtre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>William Kentridge è nato a Johannesburg nel 1955 ed è considerato uno dei maggiori artisti viventi al mondo.</p>
<p>Ha conseguito un Bachelor of Arts Politics and African Studies e in seguito il diploma in Fine Arts presso la Johannesburg Art Foundation. Alla fine degli anni Settanta, ha studiato mimo e teatro alla École Internationale de Théâtre Jacques Lecoq di Parigi. Fra il 1975 e il 1991, ha lavorato come attore e regista nella compagnia Johannesburg’s Junction Avenue Theatre. Negli anni Ottanta ha lavorato come art director in diversi film e serie televisive. Nel 1989 Kentridge ha creato il suo primo film di animazione <em>Johannesburg, 2nd Greatest City After Paris</em>. Per queste serie, ha iniziato a usare una tecnica che diventerà tipica del suo lavoro: disegni a carboncino realizzati uno dopo l’altro sempre sullo stesso foglio di carta in una maniera contraria alla tecnica di animazione tradizionale in cui ogni movimento è disegnato su un foglio separato.</p>
<p>I suoi lavori indagano temi politici e sociali da un punto di vista personale, a volte autobiografico e spesso l’artista compare direttamente, o sotto forma di autoritratto, in alcuni dei suoi lavori. La stessa tecnica è stata usata in lavori come <em>Sobriety, Obesity and Growing Old</em> (1991), <em>Felix in Exile</em> (1994), <em>History of the Main Complaint</em> (1996), e <em>Stereoscope</em> (1999) che sono stati presentati nei maggiori musei del mondo. Nel 1999, ha realizzato <em>Shadow Procession</em> usando cartoncini neri ritagliati da pagine di libri e da cartoline.</p>
<p>Ha partecipato a importanti esposizioni internazionali, fra queste Documenta 10 a Kassel (1997), la XXIX Biennale di São Paulo (1998) e la XLVIII Biennale di Venezia (1999). Gli sono state dedicate diverse mostre monografiche, una delle più recenti, <em>William Kentridge: Five Themes</em>, è stata ospitata nel 2010 al Museum of Modern Art di New York, al Jeu de Paume di Parigi e all’Albertina Museum di Vienna.</p>
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		<title>Favelli, Flavio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 08:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Flavio Favelli (1967) vive e lavora a Savigno (Bologna).
La ricerca artistica di Favelli rimanda alla quotidianità e al suo vissuto personale, l’artista realizza delle performance-azioni nelle quali crea uno spazio fisico e mentale che modifica la percezione degli spettatori. Elementi architettonici ed oggetti di arredo si trasformano in elementi visionari che permettono l’emergere di emozioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/08/FlavioFavelli550x250.jpg" alt="" title="FlavioFavelli550x250" width="550" height="250" class="aligncenter size-full wp-image-23666" /><br />
Flavio Favelli (1967) vive e lavora a Savigno (Bologna).<br />
La ricerca artistica di Favelli rimanda alla quotidianità e al suo vissuto personale, l’artista realizza delle performance-azioni nelle quali crea uno spazio fisico e mentale che modifica la percezione degli spettatori. Elementi architettonici ed oggetti di arredo si trasformano in elementi visionari che permettono l’emergere di emozioni latenti, rivelando così la poeticità presente nella realtà quotidiana. Dopo la Laurea in Storia Orientale all&#8217;Università di Bologna, ha preso parte al Link Project (1995-2001). Ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMBO di Bologna e al MARCA di Catanzaro e due ambienti pubblici e permanenti: il Vestibolo di Palazzetto Foscari, sede dell’ANAS a Venezia e la Sala d&#8217;Attesa nel Pantheon all&#8217;interno del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, che accoglie la celebrazione di funerali laici. Nel 2009 è l&#8217;artista scelto per Acrobazie#5 progetto di Unicredit al Centro Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro (Mi) e l’anno seguente è in residenza all&#8217;American Academy di Roma per l&#8217;Italian Fellowship. Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.</p>
<p>Tra i principali progetti personali: Centro Arti Visive la Pescheria, Pesaro (2010), Museo Marino Marini a Firenze (2009), Fondazione Maison Rouge, Parigi (2007), Fondazione Sandretto Re Rabaudengo, Torino (2007), Projectspace176, Londra (2005), Museo Pecci, Prato (2005), IIC, Los Angeles (2004), Artinprogress, Berlino (2002).</p>
<p>Tra le mostre collettive ricordiamo: 11° Biennale dell&#8217;Avana a Cuba (2012), La storia che non ho vissuto al Museo del Castello di Rivoli (2012), IBID Project a Londra (2011), Progetti Speciali al MACRO, Roma (2011), Sotto quale cielo? Museo Riso, Palermo (2011), Spazio, Museo MAXXI, Roma (2010), Italics, Palazzo Grassi, Venezia e al MCA, Chicago (2008); XV Quadriennale di Roma (2008), Elgiz Museum, Istanbul (2008) e Clandestini, 50° Biennale di Venezia (2003).</p>
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		<title>Cecchetti, Alex</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 09:29:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alex Cecchetti vive e lavora a Parigi. Con l’invenzione di protocolli e metodi di lavoro l&#8217;artista costruisce la possibilità dell’emergere di nuove narrazioni.
Il suo lavoro, che si esprime con performance, danza, video, scultura, disegno, testi e pubblicazioni, è pensato come momento in cui forma e processo sono mostrati nella loro reciproca ed inattesa relazione. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-22155" title="AlexCecchetti" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/AlexCecchetti.jpg" alt="" width="550" height="250" /><br />
Alex Cecchetti vive e lavora a Parigi. Con l’invenzione di protocolli e metodi di lavoro l&#8217;artista costruisce la possibilità dell’emergere di nuove narrazioni.</p>
<p>Il suo lavoro, che si esprime con performance, danza, video, scultura, disegno, testi e pubblicazioni, è pensato come momento in cui forma e processo sono mostrati nella loro reciproca ed inattesa relazione. Il gioco, il sogno e la possibilità dell’impensabile sono le modalità con cui l’artista investiga ossessivamente l’immagine, come nella performance <em>I Giocatori</em>, in cui Cecchetti crea un dialogo sculturale con altri artisti, nella forma di un gioco senza regole, o nell’invenzione di spazi di creatività interconnessa come la rivista THE UNREADy  e il <em>Salon Du Mercredi</em> che riunisce periodicamente a Parigi e altrove una moltitudine di artisti chiamati a rispondere a una delle tante domande inattuali che Cecchetti propone.<br />
Interessato alla rottura delle cristallizzazioni di senso nei suoi lavori i ponti non collegano due estremi (<em>Attraversamento del Ponte di Millau</em> con C. Frosi), il sole perde la sua forma rassicurante e convenzionale di cerchio (<em>Sun One Day Old</em>) e la danza diventa un operazione di invisibilità (<em>H</em>). La fragilità dell’esposizione stessa è messa in evidenza in <em>Comrades of Fear and Wonder</em>, dove l’intera mostra rischia ogni giorno di non poter essere rappresentata.</p>
<p>Alex Cecchetti ha esposto in numerosi centri d&#8217;arte, gallerie e manifestazioni: CAC Vilnius, Lituania (2012), Centre Pompidou, e Jeu de Paume, Parigi (2011), Le Magasin, Grenoble (2010), Museion- Museum of Modern and Contemporary Art di Bolzano (2009); Artists Space, New York (2009); Tulips &amp; Roses, Vilnius, Lithuania (2009);  FormContent, London (2008); Zero Gallery in Milan (2008); Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin (2007); Palais de Tokyo, Paris (2007); 35th International Film Festival Rotterdam, Rotterdam, (2006); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2002).  <em>A Society That Breathes Once a Year</em>, è il titolo del primo romanzo dell’autore pubblicato da Bookworks, Londra.</p>
<div id="attachment_22154" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/13-Ride-Ride-Ride_Alex-Cecchetti-_-Zero...-Milano-2008.jpg"><img class="size-full wp-image-22154 " title="13 - Ride Ride Ride_Alex Cecchetti _ Zero... Milano 2008" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/13-Ride-Ride-Ride_Alex-Cecchetti-_-Zero...-Milano-2008.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alex Cecchetti, Ride Ride Ride - Cavalcare cavalcare cavalcare, 2008. Galleria Zero, Milano. Photo credit Jacopo Menziani</p></div>
<div id="attachment_22153" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/Seven-Brothers-Choreography-for-sleeping-dancers-Alex-Cecchetti-2012-Photo-Credit-Robertas-Narkus.jpg"><img class="size-full wp-image-22153" title="Seven Brothers - Choreography for sleeping dancers - Alex Cecchetti 2012 - Photo Credit Robertas Narkus" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/Seven-Brothers-Choreography-for-sleeping-dancers-Alex-Cecchetti-2012-Photo-Credit-Robertas-Narkus.jpg" alt="" width="450" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Alex Cecchetti, Seven Brothers, 2012. Choreography for sleeping dancers. Photo credit Robertas Narkus</p></div>
<p><em>Alex Cecchetti. Photo credit Jas &amp; Dave</em></p>
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		<title>Esposito, Bruna</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 09:25:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Bruna Esposito è nata a Roma 1960 e ha vissuto a New York e Berlino.
Utilizzando linguaggi differenti realizza opere che coinvolgono i diversi sensi; con gesti semplici, legati alla quotidianità, materiali della vita di tutti i giorni la Esposito crea delle opere da esperire più che da osservare. Elemento caratteristico nel suo lavoro è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-22267 alignnone" title="Bruna_Esposito_550x250" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/Bruna_Esposito_550x250.jpg" alt="" width="550" height="250" /></p>
<p>Bruna Esposito è nata a Roma 1960 e ha vissuto a New York e Berlino.</p>
<p>Utilizzando linguaggi differenti realizza opere che coinvolgono i diversi sensi; con gesti semplici, legati alla quotidianità, materiali della vita di tutti i giorni la Esposito crea delle opere da esperire più che da osservare. Elemento caratteristico nel suo lavoro è la transitorietà: una transitorietà strutturale data dalla scelta di materiali deperibili, ma più l&#8217;opera diventa effimera più viene sottolineata la sua potenza. L’artista mette così in scena una realtà altra, regolata da leggi differenti, in cui materiali di uso quotidiani vengono poeticamente trasformati e assumono nuovi significati. Le sue opere, pur nella loro diversità, si articolano su alcuni principi : chiarezza strutturale, economia di mezzi espressivi e analisi delle relazioni spaziali.</p>
<p>Ha partecipato a diverse rassegne internazionali e nel 1999, insieme ad altre artiste italiane, vince il Leone d&#8217;Oro per la miglior partecipazione nazionale. Tra le mostre collettive più prestigiose ricordiamo <em>Documenta</em> a Kassel nel ’97, <em>La ville, le jardin la mémoire</em>, Villa Medici, Roma (1998), La Biennale di Venezia nel ’99 e nel 2005, la Biennale di Istanbul nel 2003 e quella di Gwanjiu in Corea nel 2004; La Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2008<em>; Une histoire privée</em>, Maison Européene de la Photographie, Parigi nel 2006; <em>Italics</em>, Palazzo Grassi, Venezia nel 2007, <em>Terre Vulnerabili, </em>Hangar Bicocca, Milano e <em>Spazio</em>, MAXXI, Roma nel 2010. Alcune delle mostre personali più significative: nel 2007 <em>Compro Oro</em>, all’Edicola Notte, Roma, nel 2002 al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli e a Castel Sant’Elmo, Napoli nel 2002.  Nel 1999  vince l’Italian Studio Program P.S.1 a New York.</p>
<div id="attachment_22143" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/THREESOME-2008.jpg"><img class="size-full wp-image-22143" title="THREESOME 2008" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/THREESOME-2008.jpg" alt="" width="450" height="311" /></a><p class="wp-caption-text">Bruna Esposito, Threesome, 2008. Courtesy dell&#39;artista</p></div>
<div id="attachment_22144" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/AQUARELL-BITTE-NICHT-BETRETEN-1988.jpg"><img class="size-full wp-image-22144" title="AQUARELL - BITTE NICHT BETRETEN 1988" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/06/AQUARELL-BITTE-NICHT-BETRETEN-1988.jpg" alt="" width="450" height="307" /></a><p class="wp-caption-text">Bruna Esposito, Aquarell, 1988. Foto Erskine. Courtesy dell&#39;artista</p></div>
<p><em>Bruna Esposito, 1999, Tre aromi per un trio. Ginevra</em></p>
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		<title>Migliora, Marzia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:02:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Schede Biografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il lavoro di Marzia Migliora si articola attraverso un’ampia gamma di linguaggi che includono la fotografia, il video, il suono, la performance, l’istallazione e ancora il disegno. Le sue opere si originano nell’attenzione per il quotidiano nel quale l’artista trova appartenenze e stimoli che poi vengono esperiti e metabolizzati nel lavoro. Attraverso modalità differenti l’artista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-21546" title="MiglioraMarzia_547x250" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/05/MiglioraMarzia_547x250.gif" alt="" width="547" height="250" /></p>
<p>Il lavoro di Marzia Migliora si articola attraverso un’ampia gamma di linguaggi che includono la fotografia, il video, il suono, la performance, l’istallazione e ancora il disegno. Le sue opere si originano nell’attenzione per il quotidiano nel quale l’artista trova appartenenze e stimoli che poi vengono esperiti e metabolizzati nel lavoro. Attraverso modalità differenti l’artista indaga su temi come il desiderio, l’identità e la responsabilità dando voce ad un dialogo interrotto tra anima e corpo. La sua ricerca tocca la storia presente e passata che l’artista mette in relazione con luoghi e spazi, e la riflessione sulla memoria diventa strumento per rileggere il presente in una nuova luce.</p>
<p>Le sue opere si pongono come interrogativi aperti che mirano ad un coinvolgimento attivo del fruitore, che diventa protagonista e senza il quale l’opera stessa non può essere risolta: l’obiettivo dell’artista è proporre un’esperienza, che sia vissuta e condivisa dal pubblico. Marzia Migliora con i suoi lavori non vuole attivare un semplice processo di “contemplazione” ma crea un invito a riconsiderare ciò che ci circonda.</p>
<p>Tra le sue personali recenti: <em>Ginnastica dei ciechi- La corsa al cerchio (2012), </em>Giardino di Sant&#8217;Alessio in Roma;<em> Rada</em> (2011), Centro per l’arte contemporanea Ex3 di Firenze; <em>Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia </em>(2009-2011), Museo del Novecento di Milano;  <em>Tanatosi </em>(2006) Fondazione Merz di Torino; <em>The Agony &amp; The Ecstasy </em>(2005), The Foundation for Art &amp; Creative Technology di Liverpool; <em>Pari o Dispari </em>(2004),<em> </em>Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Ha preso parte alle collettive: <em>Forte Piano</em>, le forme del suono (2012), Auditorium della Musica, Roma; <em>C&#8217;est à ce prix que nous mangeons du sucre </em>(2011), Evento 2011,  Musée d&#8217;Aquitaine, Bordeaux (FR); <em>Sindrome italiana </em>(2010), Le Magasin, Centre National d’Art Contemporain, Grenoble (FR); <em>Tutto è connesso, ricerche e approfondimenti nell’arte dell’ultimo decennio attraverso la collezione</em> (2010),<em> </em>Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (IT); <em>Où? Scènes du sud: Espagne, Italie</em>, Portugal (2007), Carrè d’Art Nimes (FR); <em>La parola nell’arte </em>(2007) Mart di Rovereto (IT); <em>Focus </em>(2003), Videoteca GAM Galleria Civica d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea, Torino (IT) e  Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid (ES).</p>
<div id="attachment_22146" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/05/Quelli-che-trascurano_Pepe-fotografia.jpg"><img class="size-full wp-image-22146" title="Quelli che trascurano_Pepe fotografia" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/05/Quelli-che-trascurano_Pepe-fotografia.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Marzia Migliora, Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia, 2009-2010. Foto Pepe fotografia. Courtesy Museo del Nocecento, Milano</p></div>
<div id="attachment_22150" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/05/RADA_2011.jpg"><img class="size-full wp-image-22150" title="RADA_2011" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2012/05/RADA_2011.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">Marzia Migliora, Rada, 2011. Foto Francesco Niccolai. Courtesy dell’artista ed Ex3 centro per l’arte contemporanea, Firenze.</p></div>
<p><em>Marzia Migliora. Photo credit Federico Biasin</em></p>
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		<title>Arienti, Stefano</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:14:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Stefano Arienti è nato ad Asola (Mantova) nel 1961 in una famiglia contadina, dal 1980 si trasferisce a Milano, dove risiede tuttora.
Nel 1986 si laurea in Scienze Agrarie con una tesi di virologia. Partecipa alla prima mostra collettiva nel 1985 alla ex fabbrica Brown Boveri, dove incontra Corrado Levi, il suo primo maestro.
Ha frequentato l&#8217;ambiente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="bordo" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2011/11/Arienti_Stefano_547x250.jpg" alt="Stefano Arienti" /></p>
<p>Stefano Arienti è nato ad Asola (Mantova) nel 1961 in una famiglia contadina, dal 1980 si trasferisce a Milano, dove risiede tuttora.<br />
Nel 1986 si laurea in Scienze Agrarie con una tesi di virologia. Partecipa alla prima mostra collettiva nel 1985 alla ex fabbrica Brown Boveri, dove incontra Corrado Levi, il suo primo maestro.<br />
Ha frequentato l&#8217;ambiente artistico italiano, assieme ad altri giovani artisti, nel momento di rinnovamento dopo le stagioni dominate dall&#8217;Arte Povera e dalla Transavanguardia. Ha tenuto una serie di mostre personali in gallerie d&#8217;arte italiane e straniere. Ha partecipato a numerose mostre collettive in Italia ed all&#8217;estero.Ha viaggiato soprattutto in Europa, Nord America e India, partecipando pure a programmi di residenza per artisti. Ha insegnato all&#8217;Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara di Bergamo e all’Università IUAV di Venezia.</p>
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		<title>Cedroni, Moreno</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 16:11:09 +0000</pubDate>
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Moreno Cedroni è uno dei più creativi chef italiani e internazionali. Nato ad Ancona nel 1964 Cedroni entra nel mondo della ristorazione nel 1984 con l’apertura del ristorante Madonnina del Pescatore a Senigallia. Dopo i sei anni di direzione del ristorante, stanco di stare in sala, decide di mettersi alla prova con i fornelli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="foto" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2011/10/Cedroni_547x250.jpg" alt="Moreno Cedroni" /></p>
<p>Moreno Cedroni è uno dei più creativi chef italiani e internazionali. Nato ad Ancona nel 1964 Cedroni entra nel mondo della ristorazione nel 1984 con l’apertura del ristorante Madonnina del Pescatore a Senigallia. Dopo i sei anni di direzione del ristorante, stanco di stare in sala, decide di mettersi alla prova con i fornelli che di lì a poco diventeranno la sua vera grande passione. Nel 1992, mentre frequenta corsi di alta cucina, conosce Ferran Adrìà dal quale apprende nuove tecniche per la preparazione e la decorazione dei piatti. Attualmente, oltre allo storico ristorante di Senigallia, si occupa del “Clandestino Susci Bar” a Portonovo e della prima salumeria ittica “Anikò”. Nel 1996 e nel 2006 ottiene le sue due stelle Michelin, nel 2000 le tre forchette del Gambero Rosso e nel 2008 la vittoria del premio svedese Kungsfenan Seafood Awards per la padronanza e la tecnica nel maneggiare la materia prima, per la creatività e la capacità di aver fuso tradizione e innovazione nella sua cucina.</p>
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		<title>Cucchi, Enzo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 15:24:50 +0000</pubDate>
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Considerato l’artista più visionario tra gli esponenti della Transavanguardia, Enzo Cucchi diviene, a partire dagli anni Ottanta, artista di fama internazionale. Già dalla fine degli anni Settanta l’artista, trasferitosi a Roma e abbandonata momentaneamente la poesia per dedicarsi quasi esclusivamente alle arti visive, entra in contatto con gli artisti Francesco Clemente e Sandro Chia, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="foto" src="http://www.fondazionemaxxi.it/wp-content/uploads/2011/10/Cucchi_547x250.jpg" alt="Enzo Cucchi" /></p>
<p>Considerato l’artista più visionario tra gli esponenti della Transavanguardia, Enzo Cucchi diviene, a partire dagli anni Ottanta, artista di fama internazionale. Già dalla fine degli anni Settanta l’artista, trasferitosi a Roma e abbandonata momentaneamente la poesia per dedicarsi quasi esclusivamente alle arti visive, entra in contatto con gli artisti Francesco Clemente e Sandro Chia, con i quali instaurerà uno scambio dialettico ed intellettuale.</p>
<p>La pittura è per Enzo Cucchi mezzo di aggregazione di più forme, di più concetti, di più materiali, si avvale dell’espressione invasiva del gesto, attraverso il quale la tela assurge a ricettacolo di immagini e pensieri, veicoli di un discorso frastagliato in mille sospensioni. La presenza di simboli disparati, di matrice classica o onirica, strappati all’attualità o alla memoria, si sovrappongono e dialogano sul tessuto cromatico da cui sembrano, in concomitanza, emergere. La perdita delle coordinate spazio temporali e l’incursione continua nel territorio culturale e in quello delle emozioni, coincidono con un indisciplinato uso dei colori, addensati, poi stirati, violenti, poi accennati, e con una sperimentazione ad ampio raggio delle tecniche artistiche, dalla pittura alla ceramica, al mosaico, al bronzo. L’interesse per l’interazione tra arti e discipline diverse ha portato, infatti, l’artista a muoversi in ambiti diversi (dalle arti visive all’architettura, al design, alla moda), e a cogliere l’importanza e la fertilità di alcuni incontri.</p>
<p>Enzo Cucchi ha realizzato numerose mostre personali, e ha preso parte a mostre collettive, nei più importanti spazi espositivi italiani e stranieri come la Kunsthalle di Basilea, il Solomon R. Guggenheim di New York, la Tate Gallery di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Castello di Rivoli, Rivoli (To), il Palazzo Reale di Milano, il Sezon Museum of Art di Tokyo, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Il Musèe d’art modern di Saint-Etienne Metropole. Ha partecipato inoltre alle rassegne d’arte contemporanea più significative a livello internazionale tra cui La Biennale Internazionale d’arte di Venezia, Documenta a Kassel, la Quadriennale d’Arte di Roma. Le sue opere si trovano nelle maggiori collezioni museali del mondo e nelle più prestigiose collezioni private nazionali e internazionali.</p>
<p>Nel 2007 il Museo Correr di Venezia ha celebrato l’opera di Enzo Cucchi dedicandogli una mostra monografica inauguratasi in concomitanza con l’apertura della 52a Biennale Internazionale d’arte.</p>
<p>L’archivio ufficiale di Enzo Cucchi è consultabile presso il Castello di Rivoli &#8211; Museo d&#8217;Arte Contemporanea, Rivoli (To).</p>
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