venerdì 20 novembre 2015 - sabato 28 novembre 2015

ASIATICA. Incontri con il cinema asiatico 16

Sala Graziella Lonardi Buontempo – ingresso libero
Auditorium del MAXXI – ingresso a pagamento secondo le seguenti fasce orarie
- €3 proiezioni comprese nella fascia oraria 11:30 -13:30
- €5 tutti gli spettacoli in programma il 20 novembre e quelli dei giorni successivi tra le 15.00 e le 20.30
- €6 proiezioni a partire dalle 20.30 fino a chiusura
Biglietti acquistabili presso la biglietteria del museo, su vivaticket.it o tramite call center 892 234 (dall’Italia), +39 0412719035 per chi chiama dall’estero

Lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti dall’Indonesia, le Filippine, dalla Cina, Taiwan , dall’India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka, l’Azerbaigian, l’Iran, il Libano e da Israele.
Arriva al MAXXI la sedicesima edizione di Asiatica, il Festival diretto da Italo Spinelli.

LUNGOMETRAGGI
I lungometraggi hanno come tema il rapporto tra padre e figli e i loro diversi atteggiamenti verso la vita, come in “Down the river”, del regista azero Asif Rustamov, già ospite di Asiatica, e “Tikkun”, del regista israeliano Avishai Sivan, sulla difficoltà di vivere l’ortodossia. Ricerca di una identità culturale e tentativo di creare una nuova identità sono alla base di due film con protagoniste femminili, “Oblivion season”, del regista Abbas Rafei, dall’Iran e “ Fig fruit and the wasps” del regista-pittore indiano Prakash Babu. Mentre il documentario “Silence in the courts” dallo Sri Lanka, di Prasanna Vithanage, narra la storia di due donne che ricorrono alla giustizia contro i loro rispettivi mariti ma ottengono tutt’altro che giustizia.

DOCUMENTARI
Altri documentari includono “Dejide”, del regista cinese Zuo Gehe, girato tra le nevi della Mongolia cinese. Il talentuoso direttore della fotografia, Wu Haitao, sarà ospite del festival. Dalla Turchia provengono due recentissime opere di giovani documentaristi, entrambi ospiti del festival, “Sigh”, di Metin Kaya, sulla vita dei minatori fuorilegge e “One Million Steps” di Eva Stotz, storia di una danzatrice di strada a Istanbul che si unisce ai dimostranti di Gezi Park.

CORTI
La danza è presente anche con una selezione dei migliori nuovi cortometraggi, presentati da ospiti provenienti dall’International Dance Video Festival “Jumping Frame”di Hong Kong, con cui Asiatica collabora da anni. Infine il magistrale documentario “The Walkers”, di Singing Chen, che esplora il rapporto intimo e vitale tra la famosa coreografa taiwanese Lin Lee-Chen e la sua compagnia di danza contemporanea.

LA COREA DEL SUD
Il focus di questa edizione è dedicato alla Corea del Sud, un Paese che con i suoi 50 milioni di abitanti è tra le nazioni più densamente popolate nel mondo. La sua capitale, Seul, con venti milioni di persone è una delle città più abitate sul nostro pianeta. Dai registi coreani più noti, come Park Chan Wook, Bang Joon-ho e Lee Chang-dong, al giovane Jang Kun-jae, regista di “A midsummer fantasia”, divertente descrizione del tentativo di un regista di raccontare le vicende di una piccola località del Giappone. Kim Sae-byuk, la protagonista femminile, sarà ospite della rassegna.

LE PELLICOLE
Ospite di Asiatica anche la regista Boo Ji Young che ha diretto “Cart”, una storia di donne impiegate in un supermercato che si uniscono in uno sciopero e scoprono insieme alle loro famiglie la propria forza. Spazio anche al sontuoso documentario “My love don’t cross the river” di Jin Mo-young che ha seguito per oltre un anno un’anziana coppia, sposata da 76 anni, in un piccolo paese di montagna. Di Park Chan-Kyong “Manshin”, la fantastica storia della sciamana coreana Kim Geum-Hwa. Sulla Corea del Sud ci sarà nel corso della manifestazione un incontro geo-politico con la partecipazioni di Romeo Orlando, economista ed esperto di questioni asiatiche. Tra i cortometraggi il folgorante “Butter Lamp”, dell’artista cinese Hu Wei, ritratti di nomadi tibetani, di fronte a sfondi che da esotici diventano culturali e politici. A Hu Wei la regista francese Sandra Dolani ha dedicato un corto nel periodo da lui trascorso a Roma. Dal Libano “Waves 98”, di Ely Dagher, un percorso di solitudine di un giovane disilluso tra le macerie di Beirut.

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