30 maggio 2010

Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies

 

Kutlug Ataman.
Mesopotamian Dramaturgies.
Dal 30 maggio al 12 settembre 2010

A cura di Cristiana Perrella

Noto internazionalmente per le intense video-installazioni sospese tra fiction e documento, Kutlug Ataman esplora con il suo lavoro la natura complessa dell’identità personale e collettiva, esaminando il modo in cui le persone creano e riscrivono le proprie storie mentre si raccontano agli altri. Le sue opere esprimono sentimenti di profonda intimità e allo stesso tempo affrontano anche vaste tematiche sociali.

In Mesopotamian Dramaturgies, ad oggi il progetto più ambizioso dell’artista, presentato al MAXXI nella sua interezza, il tema della costruzione dell’identità investe un’intera area geografica, quella terra di mezzo tra Oriente e Occidente, sospesa tra modernizzazione e tradizione, globalizzazione e persistenza delle culture locali, rappresentata dalla Turchia contemporanea. Un paese dove, come ricorda Ataman, “è stato deciso con una rivoluzione che la nuova identità nazionale doveva essere occidentale e laica”.

Mescolando invenzione e realtà, dramma e humour, riferimenti alla storia dell’arte italiana e leggende mediorientali, tecnologia sofisticata e vecchi televisori, Ataman tesse, attraverso gli otto lavori in mostra, una fitta rete di riferimenti storici, politici, sociologici, iconografici che restituiscono la complessità dei cambiamenti che hanno interessato la Turchia nell’ultimo secolo.
Allo stesso tempo l’artista rimanda alla storia del modernismo occidentale e alla definizione di quei “valori europei” spesso chiamati in causa per giudicare il suo paese, mettendone in discussione la pretesa di universalità e ponendo un interrogativo oggi strategico non solo per la Turchia: se sia possibile o meno dare luogo a modernità alternative a quella occidentale.

La mostra è realizzata con il sostegno di:

British CouncilIstambul 2010TurchiaTurkish Airlines

Si ringrazia:
Ambasciata di Turchia a Roma
Una parte degli arredi è stata offerta da Ikea


 

Una selezione delle opere in mostra

Mesopotamian Dramaturgies / Dome, 2009
Videoinstallazione, dimensioni variabili, 14’ 40’’

Dome è una grande proiezione video a soffitto che rimanda ai dipinti delle volte delle chiese cattoliche. Sospesi nel cielo come angeli moderni, giovani e ammiccanti provinciali turchi nei loro abiti di tutti i giorni esibiscono telefoni cellulari e altri simboli del progresso.

Kutlug Ataman, Column e Dome, 2009
Veduta delle installazioni al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010
Kutlug Ataman, Dome, 2009
Still video
Courtesy: the artist

 

Mesopotamian Dramaturgies / Column, 2009
Videoinstallazione, dimensioni variabili 

Ispirato alla Colonna Traiana di Roma, Column è un lavoro costituito da vecchi televisori installati in una spirale ascendente che allude alla forma in cui si susseguono i rilievi nel monumento romano, celebrativo delle vittorie imperiali in Dacia.

Column, però, non parla dei vincitori ma dei vinti, rappresentati dai cittadini della Turchia più remota ritratti mentre guardano muti verso la telecamera, impossibilitati a far sentire la loro voce, a esprimere le loro storie.

Veduta della videoinstallazione al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010


 

Mesopotamian Dramaturgies / English As A Second Language, 2009
Video installazione a due canali, dimensioni variabili, 54’ 48’’(sinistra) 59’ 10’’ (destra)
English As a Second Language si riferisce all’uso dell’inglese come lingua franca della modernità che, anziché accrescere le possibilità di comprensione reciproca, spesso conduce a una perdita di senso della comunicazione.

Nel video, due giovani turchi leggono a voce alta senza capirli i versi nonsense del poeta inglese Edward Lear. L’incomprensibilità del testo, di difficile interpretazione anche per le persone di madrelingua, rende ancor più evidente l’illusoria universalità della globalizzazione.

Kutlug Ataman, Still video
da English as a Second Language, 2009
Courtesy the artist
Veduta della videoinstallazione al MAXXI
Photo: Simone Cecchetti, 2010

 

Mesopotamian Dramaturgies / Strange Space, 2009
Proiezione video in box di legno, cm 150 x 400 x 258, 20’ 15’’ 

Strange Space è la registrazione di una performance in cui l’artista attraversa una vasta e desolata pianura desertica a piedi nudi e con gli occhi bendati.

Ispirata a Layla e Majnun, una legenda nota in tutto il mondo islamico in cui l’eroe, accecato dall’amore vaga nel deserto alla ricerca della donna amata, l’opera utilizza l’antico tema narrativo come metafora del rapporto irrisolto tra il mondo “arcaico” e quello “moderno”, della loro reciproca attrazione e del trauma causato dal loro incontro.

Kutlug Ataman
Still video da Strange Space, 2009
Courtesy the artist

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda l’intervista alla curatrice Cristiana Perrella e all’artista Kutlug Ataman, realizzata durante l’allestimento della mostra Mesopotamian Dramaturgies.